Terapia del dolore e cure palliative, un incontro a Palazzo Civico

Da sinistra, Picco, Fini, Basso, Accossato, Garcea e Vargas
Quando non c’è più speranza di sopravvivere alla malattia, terapia del dolore e cure palliative diventano determinanti, perché la scienza non deve limitarsi a essere contro la patologia, deve stare con il malato. Deve prendersi cura del dolore globale ma anche della sofferenza psicologica e della paura, del paziente e delle persone che ha intorno.
Le cure palliative sono l’espressione di una scienza medica che non si tira indietro di fronte alla prospettiva della morte, che interagisce con discipline quali la psicologia e si confronta anche con la spiritualità, trattando quindi il malato nella sua complessiva natura di persona e non come se fosse una macchina da riparare, sia pure accuratamente.

Sono questi i temi esaminati nel corso del convegno “Dare sollievo oggi. Dialoghi sulla cura”, svoltosi a Palazzo Civico su iniziativa della Rete locale di Cure palliative, d’intesa con l’ASL Città di Torino e il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Domenico Garcea. Al tavolo dei relatori, il direttore generale dell’ASL Carlo Picco, don Paolo Fini della Pastorale Salute della diocesi torinese, la psicologa Cristina Vargas per la Fondazione Fabbretti, il medico dell’ASL Giuseppe Naretto e la signora Daria Basso, madre di un giovane paziente deceduto. A moderare il dibattito è stato Marco Accossato, giornalista del quotidiano La Stampa.

L’intervento del vicepresidente vicario in apertura dell’incontro
Ogni anno” , ha ricordato Garcea nel suo saluto istituzionale in apertura dell’incontro, “in Italia sono circa 250mila le persone che devono ricorrere alle cure palliative ma solo un terzo riesco o ad avervi accesso in maniera adeguata alle loro necessità.
L’incontro odierno – ha aggiunto il vicepresidente vicario – è un momento importante di dialogo e riflessione su questi temi. Torino, le sue strutture sanitarie, il suo volontariato, sono profondamente impegnati a promuovere le cure palliative e, in generale, un modello di cura basato sulla persona“.
(C.R.)