Torino onora il Giorno della memoria

Maria Grazia Grippo

Una Sala Rossa gremita ha onorato, questa mattina, il Giorno della Memoria. L’evento, volto a ricordare le vittime della Shoah, si è aperto con l’intervento di Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio Comunale. La presidente ha ripercorso il passaggio storico dall’oblio alla consapevolezza del dovere della memoria, sottolineando però quanto tale proposito sia rimasto “intenzione”, messo in discussione dalla recrudescenza dell’antisemitismo, dopo il 7 ottobre 2023 e dai conflitti presenti a livello mondiale. Ha inoltre richiamato le responsabilità storiche dell’Italia, il cui sostegno “a quel pensiero letale e mefitico” prese forma di partito per poi divenire regime, trasformando lo Stato in macchina di esclusione, nell’attuazione delle leggi razziali. Concludendo, ha reso omaggio “a chi ripudiò l’indifferenza e la complicità, di chi corse rischi per proteggere i perseguitati, di chi intraprese la via partigiana, chi scelse di esserci, come stiamo facendo oggi, per ricordarci reciprocamente che l’impegno non deve essere di un giorno solamente, ma di ogni singolo giorno”.

Quel “folle seme” di violenza che ha trovato terreno fertile nel cuore della cultura europea è ancora presente nell’umanità attuale, ha evidenziato

Domenico Ravetti

Domenico Ravetti, Presidente del Comitato Resistenza e Costituzione e Vice Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, sottolineando la necessità di isolarlo con una ricerca storica rigorosa utile a contrastare i negazionismi.

Mai più”, invece, è stato il monito Anna Segre, vice presidente della Comunità Ebraica di Torino. Quello che è accaduto agli ebrei, non deve accadere mai più, né agli ebrei né a nessun altro”, ha affermato.

Anna Segre

Ha evidenziato come l’antisemitismo sia in preoccupante aumento anche nella nostra città, un clima avvelenato che si manifesta nei social media e nella vita quotidiana, in particolare nelle scuole e nell’università.

Talvolta, ha affermato, chi insulta gli ebrei o rifiuta di ricordare la Shoah, in occasione del Giorno della memoria, ritiene di agire proprio in nome del principio “mai più per gli ebrei, mai più per nessun altro”. Questo, ha detto, è un un tragico errore, perché il principio “mai più per nessuno”, deve alimentarsi di memoria, non contrastarla, strumentalizzarla o stravolgerla. “Mai più per nessuno” deve favorire il dialogo e il rispetto non metterli in discussione. In una comunità democratica, ha concluso, non esistono e non possono esistere alternative alla memoria di ciò che è stato, non possono esistere alternative al dialogo e alla convivenza civile.

L’orazione ufficiale è stata tenuta dal presidente della sezione genovese dell’Aned – l’avvocato Filippo Biolé – che ha citato una lettera di parenti

Filippo Biolè

internati poco prima della partenza per i campi di concentramento nel luglio del 1944. Oggi Biolè racconta nelle scuole la triste storia dei suoi cari ispirandosi alla figura di Primo Levi ma nutre dubbi sul recepimento dei valori di pace e ha citato le ipotesi di speculazione edilizia sulle rovine di Gaza; la violenza dell’Ice in America; le uccisioni di massa in Iran come esempio del contesto storico complesso dei nostri giorni. Biolè ha richiamato infine le cause legali per crimini nazifascisti sfociate in azioni collettive promosse da gruppi di deportati, familiari delle vittime contro la Germania per ottenere risarcimenti che hanno suscitato grande interesse collettivo e ha ricordato la figura di Liliana Segre nel suo intervento al Parlamento europeo nel 2020 con l’appello a non dimenticare gli orrori dell’Olocausto, a contrastare antisemitismo, razzismo e discriminazione.

Stefano Lo Russo

Ha concluso la cerimonia il sindaco di Torino Stefano Lo Russo che ha invitato a scegliere l’umanità “in quanto ragione profonda per cui siamo qui oggi” e ha definito la memoria una responsabilità che ci obbliga interrogarci su cosa facciamo come comunità. Torino è una città che ha scelto di vivere la memoria come esercizio civile – ha proseguito: “nessuna sofferenza subita aiuta a infliggerne un’altra”. Poi ha parlato della disumanizzazione che resta tale anche quando viene mascherata da necessità, da sicurezza o da presunta inevitabilità in questo nostro tempo attraversato da guerre e conflitti “in cui la sicurezza viene confusa con la sicurezza e la giustizia con la vendetta”. La memoria ci impone chiarezza: “la giustizia è tale se apre uno spazio di pace e chiede responsabilità, misura, riconoscimento dell’altro come essere umano, anche quando è più difficile farlo”.

F.D’A. – R.T.