Un giardino per Anna Rosa Gallesio Girola

Una piccola oasi nel traffico intenso che attraversa corso Unione Sovietica e corso Cosenza, da questa mattina può vantare di ricordare una figura femminile di spicco del Novecento torinese. Si è infatti svolta la cerimonia per intitolare ad Anna Rosa Gallesio Girola il giardino posto all’incrocio fra le due arterie viarie della Circoscrizione 2, nel quartiere Santa Rita, al confine con Mirafiori. Durante la cerimonia sono intervenuti: Maria Grazia Grippo presidente del Consiglio comunale, Luca Rolandi presidente della Circoscrizione 2, Elide Tisi presidente dell’Associazione Consiglieri emeriti della Città di Torino e Paolo Girola figlio di Anna Rosa. Erano inoltre presenti numerose autorità, fra i quali: Jacopo Suppo vicesindaco della Città metropolitana, Mauro Belliardo sindaco di Calliano Monferrato, Stefano Tallia presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte. Tutti, hanno voluto in qualche modo significare la qualità delle azioni di Anna Rosa Gallesio. Così Maria Grazia Grippo, che ne ha riconosciuto l’alto profilo e i valori incarnati di libertà e giustizia sociale, scolpiti nella Costituzione, che nel corso della sua vita ha saputo prima conquistare e poi difendere. Risulta perfino necessario, per la presidente del Consiglio, che questa intitolazione aiuti la città a riappropriarsi con consapevolezza delle “nostre madri nobili”, mai abbastanza riconosciute per i loro meriti. Grippo ha poi definito Gallesio donna rigorosa che ha saputo dare sostanza, con il suo impegno pubblico, alla lotta per l’emancipazione femminile a cui oggi diamo riconoscimento attraverso la memoria. Che passa anche dagli spazi urbani e pubblici che possono servire ad alimentare quella memoria. Dell stesso pensiero Luca Rolandi, che ricorda come Anna Rosa Gallesio si sia impegnata a fondo per l’emancipazione e la parità, anche salariale, in difesa dei diritti delle donne e per il loro accesso ai concorsi pubblici. Anche attraverso la sua esperienza nella corrente sindacalista della Democrazia Cristiana e la battaglia portata avanti per una maggiore giustizia sociale. Un accenno alla sua attenzione verso i più fragili arriva da Elide Tisi che, nel suo intervento, ha ricordato come, prima donna eletta nell’allora Consiglio provinciale, e poi assessore all’assistenza, si impegnò a fondo dei problemi dell’infanzia e di alcune infermità quali ciechi e sordomuti e organizzando a Torino i primi centri per la salute mentale in sostituzione degli ospedali psichiatrici. Infine il ricordo del figlio Paolo Girola che, fra aneddoti sulla vita familiare e memoria storica, ha sottolineato le qualità della madre: determinata, equilibrata, capace di relazionarsi con il prossimo con la stessa premurosa attenzione qualsiasi persona si trovasse davanti. La più grande passione, il giornalismo, dal 1962 a La Stampa per scrivere di cronaca sindacale, all’inizio della sua carriera s’intrecciò con l’impegno nella Resistenza, sulle tracce del padre, morto per le conseguenze di un pestaggio fascista. E a proposito della Resistenza, un impegno fatto di paura e tanta voglia di pace, la madre diceva: “E’ una cosa che andava fatta, speriamo non succeda mai più”. Per il figlio Paolo, un’esperienza, fatta insieme ad altre donne coraggiose, forse troppo sottovalutata.
Anna Rosa Gallesio Girola (Torino 8.1.1912 – 12.3.2010) è stata, come spesso amava definirsi, una “giornalista prestata alla politica”. Cresciuta in un ambiente profondamente cattolico ed antifascista, a seguito del licenziamento, da parte del Regime, del padre sindacalista delle Ferrovie abbandona gli studi classici e accetta il lavoro in uno stabilimento di montaggio cinematografico torinese, continuando la sua formazione scolastica da autodidatta. Inizia la carriera giornalistica nella redazione torinese del quotidiano “L’Italia” e, dopo l’armistizio dell’8 settembre, si unisce alla Resistenza organizzando un piccolo gruppo di donne cattoliche nell’attività di staffette partigiane e promuove un’opera di assistenza ai ricercati e alle persone detenute nel carcere di Torino. Dopo la Liberazione entra a far parte della prima Giunta provinciale di Torino insediata dal Comitato di Liberazione Nazionale ed è la prima donna eletta, nelle liste della Democrazia Cristiana, nel Consiglio provinciale. Fino al 1970, in qualità di assessore all’Assistenza, organizza a Torino i centri di igiene mentale nati per superare gli ospedali psichiatrici. Impegnata nel riconoscimento dei diritti delle donne, combatte per la parità salariale e l’equo accesso ai concorsi pubblici. Prima della sua scomparsa, all’età di 98 anni, rivestirà il ruolo di presidente onoraria dell’Associazione partigiani cristiani “Giorgio Catti”, di consigliera dell’Associazione Stampa subalpina, di presidente dell’Unione cattolica stampa italiana e di componente della Commissione diocesana per le Comunicazioni sociali.
Marcello Longhin