Non basta un solo modello di auto per salvare l’anima industriale di Torino. È questo il messaggio che le sigle sindacali metalmeccaniche hanno consegnato, in modo unitario, alla Commissione Lavoro, presieduta da Pierino Crema, alla vigilia della manifestazione unitaria per il rilancio dell’automotive, sotto il titolo “Innàmoràti di Torino”, programmata non a caso nel giorno di San Valentino. Nonostante l’arrivo della nuova 500 Hybrid, la sensazione condivisa è quella di una città che deve lottare per un rilancio e non solo per non affogare, mentre le decisioni di Stellantis non vedono l’Italia giocare un ruolo di primo piano.
Per Fiom – Cgil, rappresentata da Giovanni Mannori, serve un investimento vero. La 500 Hybrid, modello inizialmente destinato ad essere prodotto in Algeria, è un risultato strappato con la lotta ma ha il respiro corto. Senza la prospettiva di uno o più modelli di nuova produzione l’attuale boccata di ossigeno durerà meno di due anni.
Sulla stessa linea Igor Albera (Fim Cisl), che ha definito la nuova 500 un “salvagente” che impedisce l’annegamento ma non garantisce il futuro. Albera ha spostato il focus sulla centralità decisionale che Torino deve riacquistare, mentre Vincenzina Pepe (Uilm) si è soffermata in particolare sul dramma dell’indotto e il declino dei volumi di produzione per un ambito produttivo che occupa 50 mila lavoratori nel torinese, con richieste quotidiane di cassa integrazione.
Ciro Marino (Ugl – Uglm) ha invece fornito i numeri della crisi, ricordando che il Piemonte ha bruciato 47.000 ore di cassa integrazione e che la produzione nazionale è crollata sotto la soglia critica delle 800.000 vetture. Marino ha sollecitato la politica a implementare “politiche attive” e incentivi legati alla produzione locale, per evitare che Torino assista passivamente al proprio declino sociale.
La necessità di offrire un futuro ai giovani laureati del Politecnico, affinché le competenze formate sul territorio non siano costrette a emigrare è stato il tema affrontato da Antonio Alfiero (Fismic) che ha anche espresso preoccupazione per le politiche di delocalizzazione e per gli investimenti all’estero. Fabrizio Amante (AQCF) ha sollevato il caso delle eccellenze ingegneristiche, nell’ambito del design e della progettazione, avvertendo del rischio che vengano dimezzate le professionalità nei prossimi anni. Amante ha quindi criticato la decisione di Stellantis di cancellare lo smart working: secondo il rappresentante, si tratta di una scelta che ignora i risparmi già ottenuti dall’azienda, peggiora il bilancio vita-lavoro dei dipendenti e aggrava l’impatto ambientale della città.
La conclusione è unanime. L’idea, per tutte le sigle sindacali, è che la manifestazione possa rappresentare l’unità di un territorio, nel quale sindacati, forze politiche di colori diversi e Istituzioni (Comune di Torino e Regione Piemonte hanno patrocinato l’iniziativa) rivendichino la necessità di politiche industriali, perché Torino torni ad essere il cuore pulsante dell’auto, non solo per il bene dei lavoratori di Mirafiori, ma per la tenuta dell’intero sistema economico piemontese e nazionale.
Federico D’Agostino
