“Delivery, servono più tutele e salari dignitosi”

In bicicletta, a volte elettrica, in motorino, più raramente in auto: un piccolo esercito di uomini – e qualche donna – che sfreccia per le strade della città portando pizze, sushi e hamburger a chi non ha tempo – o voglia – di cucinare. Sono i rider, un bel nome per un brutto mestiere. Che poi, brutto non sarebbe forse più di tanti altri, ma a fare la differenza sono le condizioni nelle quali lo si esercita. Condizioni, hanno sostenuto i rappresentanti dell’Unione Sindacale di Base (USB), che negano la dignità del lavoro e la sicurezza.
Parole dure, risuonate nel corso di un’audizione in III commissione Lavoro, presieduta da Pierino Crema, che hanno riassunto un quadro a tinte fosche. La quasi totalità dei rider torinesi, che a detta del sindacato sono 3000 solo per la ditta Glovo – particolarmente criticata da USB – hanno un contratto nazionale, siglato da Assodelivery con un sindacato minore, che li considera praticamente liberi professionisti: ovvero, ad esempio, niente indennità di malattia o ferie pagate, acquisto e manutenzione del mezzo di trasporto a proprio carico, così come i dispositivi di sicurezza, come caschi e gilet catarifrangenti.
I guadagni sono bassi, in proporzione alla fatica ma anche in termini assoluti: e nelle ultime settimane, una nuova modulazione degli slot di lavoro (free login) nell’azienda Glovo avrebbe anche peggiorato la situazione. Uno dei rider intervenuti nel corso dell’incontro, un giovane di origine boliviana – gran parte dei rider sono giovani immigrati – ha raccontato aver incassato 200 euro lordi in una settimana.
In una situazione del genere, per USB, diventa centrale la questione del riconoscimento contrattuale del rapporto di lavoro subordinato – con le relative tutele – con in più un salario dignitoso che rompa con la logica del cottimo, la quale di fatto regola l’attuale prestazione d’opera. Il quadro di riferimento, ha sottolineato Lorenzo Montanari per USB, dovrebbe essere il contratto nazionale della Logistica, il comparto lavorativo più assimilabile a quello degli addetti al delivery (che non consegnano solo cibo ma anche altre merci, come ad esempio i farmaci. Il sindacato ha poi spiegato che, in relazione alla questione dell’emergenza climatica, ormai divenuta un elemento strutturale, le necessarie interruzioni delle attività per ondate di caldo anomalo o per pioggia torrenziale, dovrebbero vedere una compensazione in termini salariali.
La delegazione sindacale presente in Commissione
Al Comune, USB chiede, a nome dei rider, un’iniziativa politica per aprire un tavolo con sindacati, Regione, aziende – a partire da Glovo – e organismi di vigilanza sul lavoro per giungere al riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato. A Palazzo Civico viene anche richiesto di sollecitare maggiori controlli da parte dell’ispettorato del lavoro, nonché di interloquire con la Regione per un provvedimento legislativo che imponga alle aziende del delivery non solo l’interruzione del lavoro in condizioni climatiche avverse, ma anche il relativo indennizzo. Infine, la richiesta di realizzare punti di appoggio per i rider con servizi igienici, ricarica bici elettriche, rifornimento di acqua, magari mettendo degli spazi a disposizione delle aziende di delivery, sollecitandole in questo senso
Temi delicati, quindi, che hanno visto l’intervento in commissione da parte di vari consiglieri: oltre al presidente Crema, hanno preso la parola Cerrato, De Benedictis, Fissolo, Busconi, Firrao, Tuttolomondo, Viale e la consigliera Borasi. Unanime l’intenzione di assumere un ruolo attivo nella vicenda, tanto che Crema , dopo aver espresso l’intenzione di inviare a un confronto l’azienda Glovo, ha proposto l’elaborazione di un documento ampiamente condiviso da votare in Sala Rossa.
Alla riunione era presente anche la vicesindaca Michela Favaro, la quale ha invitato le organizzazioni sindacali a fare fronte comune su questi temi critici e affermato che la Città è pronta a stimolare le altre istituzioni ad affrontare queste criticità. “Al tempo stesso – ha aggiunto la vicesindaca – riteniamo sia necessario sensibilizzare i cittadini verso un uso consapevole e responsabile dei servizi di delivery”, concludendo che la Città farà approfondimenti sul tema del rischio che i minori possano acquistare bevande alcoliche via app, data l’assenza di verifiche dell’età al momento del ritiro.
(Claudio Raffaelli)