Passaggio fondamentale, questo pomeriggio in Sala Rossa, per il nuovo Piano regolatore generale (PRG) della Città. In Consiglio comunale, è stata infatti discussa e votata (24voti a favore, 4 contrari) la deliberazione, già approvata dalla Giunta nel dicembre scorso, che contiene il progetto preliminare della revisione del Piano regolatore generale ai sensi degli articoli n. 14, 15 e 17 della Legge regionale n. 56/1977. A trent’anni di distanza dal precedente, progettato a ridosso degli anni ‘90 da Augusto Cagnardi e Vittorio Gregotti, nei prossimi anni il nuovo PRG sarà lo strumento principale dell’Amministrazione per governare il futuro assetto territoriale e le diverse trasformazioni della città. Una volta adottato, il Piano dovrà essere pubblicato per consentire di raccogliere le osservazioni dei cittadini e delle associazioni. Subito dopo, si avvierà la fase di valutazione da parte degli enti sovraordinati. A conclusione dell’iter, l’approvazione del progetto definitivo.
Il voto odierno è stato preceduto dal dibattito in Aula, preceduto dalla presentazione dell’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni e chiuso dell’intervento del sindaco Stefano Lo Russo.
Per l’assessore Paolo Mazzoleni, si tratta di un passo decisivo per la Torino del futuro. Un atto politico per una comunità che organizza il proprio spazio, crea opportunità, modella i diritti urbani e orienta le trasformazioni. Punto di arrivo di un lavoro lungo e punto di partenza per una nuova fase. Se il Piano precedente ha saputo dare ordine alla transizione postindustriale, governando una fase complessa e consentendo trasformazioni decisive, oggi Torino ha bisogno di una nuova architettura perché in questi anni sono cambiate le sfide. C’è, innanzitutto una nuova questione demografica: terminata la stagione della contrazione, la sostanziale stabilità costringe a ripensare una città più stabile ma in continua trasformazione. E c’è la questione economica, superato il glorioso passato industriale, la città è diventata plurale: università, ricerca, cultura, turismo, innovazione e nuove forme del lavoro, sono situazioni che richiedono nuovi strumenti per la sua gestione.
E poi c’è la questione ambientale, tutta nuova rispetto al precedente Piano, che porta a confrontarsi con il cambiamento climatico, il consumo di suolo, la qualità dell’aria, la mobilità sostenibile, e c’è il tema della giustizia territoriale: Torino città riconoscibile nella sua struttura, ma anche città fatta di differenze, di diseguaglianze, di quartieri che chiedono attenzione per una narrazione che non può essere concentrata solo sulle aree più forti o più attrattive. Per rispondere adeguatamente a queste istanze, Mazzoleni ha spiegato che il Piano si articola su tre grandi temi, altrettante visioni strategiche della città, che ne costituiscono l’ossatura culturale: Torino città dell’innovazione, del welfare e come ecosistema.
Il primo tema ci porta a vedere una città più connessa, accessibile e competitiva, che utilizza la rigenerazione urbana quale strumento principale per riattivare parti della città che hanno esaurito il loro ciclo precedente. Ma non ci sono solo le funzioni economiche, e allora il secondo teme, il welfare, prospetta il rafforzamento la città della prossimità, dove i servizi fondamentali e le opportunità siano accessibili e distribuiti in modo più equilibrato fra quartieri e comunità. Mentre la visione della città come ecosistema spinge a misurarsi con le questioni ambientali. In conclusione, per Mazzoleni è necessario mettere Torino nelle condizioni di affrontare al meglio il proprio futuro, rendere più chiari e governabili i processi di trasformazione, senza attribuire al Piano poteri salvifici. Perché da sola, l’urbanistica non risolve tutto, ma può evitare che la città resti senza direzione e contribuire a realizzare un quadro più giusto, più leggibile, più favorevole all’azione pubblica e agli investimenti. Un’idea certamente migliorabile e aperta al confronto ma strutturata e riconoscibile. Un’idea di Torino che non si limita a custodire ciò che ha ereditato, ma prova a rinnovarlo. Un’idea di Torino che non separa sviluppo e qualità urbana, che riconosce i quartieri, le centralità, le differenze, le fragilità e le potenzialità della città reale.
Dopo la relazione dell’assessore, si sono succeduti gli interventi dei consiglieri comunali, primo fra tutti quello del presidente della commissione Urbanistica Antonio Ledda (PD), che considera il progetto preliminare del PRG non il punto di arrivo, ma un passaggio decisivo, non solo dal punto urbanistico. È il modo in cui proviamo a immaginare il nostro futuro, ridisegnando spazi importanti nel tessuto urbano, in un tempo di rapide trasformazioni, con caparbietà e generosità – ha detto. Lavoriamo – ha aggiunto – perché la città sia non solo più bella, ma anche più funzionale, vivibile e attrattiva, rigenerando se stessa e rimettendo in circolo le energie urbane rimaste inutilizzate. Tra le scelte più significative – ha sottolineato – c’è quella di riconoscere e valorizzare le diverse identità dei 34 quartieri.
Dobbiamo subito iniziare a lavorare sul progetto definitivo e approvarlo entro questa consiliatura – ha dichiarato Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) – per ridisegnare una città che è molto cambiata negli ultimi anni, grazie anche alle importanti scelte strategiche fatte in passato, come il passante ferroviario e la tutela della collina. Dobbiamo lavorare concretamente per attrarre nuovi investimenti – ha concluso.
Per Ferrante De Benedictis (Fd’I) si tratta di un atto straordinariamente importante per interpretare i cambiamenti e disegnare la città del futuro, che deve essere rilanciata. Torino è molto cambiata rispetto all’ultimo Prg e sta vivendo una crisi profonda dell’automotive: un settore di eccellenza che va salvaguardato, rilanciando Mirafiori, senza speculazioni – ha evidenziato, spiegando che si poteva fare qualcosa in più e lasciare più tempo per approfondire gli emendamenti. Ci auguriamo vengano rispettate tutte le regole indicate dalla Regione Piemonte e si presti particolare attenzione a perequazione urbanistica, calcolo dell’Imu e consumo di suolo – ha concluso, proponendo l’istituzione di una Commissione ad hoc, aperta anche all’esterno.
Nel suo intervento, Giuseppe Catizone (Lega) ha fatto i complimenti per la caparbietà all’assessore Mazzoleni nel portare avanti il nuovo Piano Regolatore Generale ed evidenziato la predisposizione di una mozione di accompagnamento con proposte messe a disposizione per migliorarlo con regole chiare e snelle per i futuri investitori. Ha evidenziato aspetti del nuovo PRG – esplicitati dalle associazioni di categoria – non convincenti che sarebbe opportuno emendare per tutelare il lavoro del mondo privato come negli insediamenti produttivi. Secondo il consigliere anche le riqualificazioni periferiche sono poco chiare nel nuovo testo, in particolare per le aree industriali da bonificare. Ha evidenziato una serie di domande inevase: Ance ha parlato dell’aumento dei costi di costruzione; non sono chiari i costi delle bonifiche; i commercianti evidenziano criticità sulla diminuzione degli stalli dei parcheggi; in periferia servono costruzioni per i meno abbienti e il piano non le prevede; per i permessi di costruzione sono segnalate criticità nei cambi d’uso.
Il capogruppo del PD Claudio Cerrato ha parlato di un momento decisivo per la vita amministrativa della città dei prossimi lustri con l’approvazione del nuovo PRG. Ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato a un progetto così rilevante per la visione futura della Città e ricordato che in sessant’anni due soli piani regolatori sono stati approvati dall’amministrazione comunale: nel 1959 e nel 1995. Ha evidenziato le caratteristiche di un piano che governerà la rigenerazione urbana della città, con indirizzi chiari per il prossimo ventennio della Città che si intende costruire: tutela del commercio di prossimità; conferma della vocazione manifatturiera; la fondamentale questione abitativa per una città equa e inclusiva. Un voto ha concluso che è una responsabilità per il futuro della città.
Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha definito il nuovo PRG il documento più importante dell’intero mandato amministrativo. Un provvedimento che finalmente rinnova l’urbanistica dopo tanti anni dall’approvazione del piano del 1995. Annunciando l’astensione al voto, ha evidenziato le sfide inevase dei quartieri periferici che stanno attendendo provvedimenti incisivi. Torino ha bisogno di investimenti – ha commentato – e si dovrà porre attenzione sui benefici per la collettività, la rigenerazione di spazi urbani in favore della sostenibilità: un Piano da costruire con equilibrio e sagacia.
Nel suo intervento, Domenico Garcea (FI) ha deplorato l’impostazione puramente tecnica del processo di definizione del PRG, che rappresenta in primo luogo una scelta politica: a suo dire manca una visione complessiva comprensibile ai cittadini, mentre molte zone periferiche sono in abbandono città. La Linea 2 della metropolitana , ha aggiunto, potrà davvero ricucire la città. Se il nuovo Prg vuole costruire una città più giusta ha sottolineato Garcea, deve mettere le periferie al centro nelle scelte concrete, serve un grande confronto pubblico sul futuro di Torino, che appartiene ai torinesi.
Andrea Russi (M5S) ha messo in guardia dai rischi speculativi legati alla circolazione dei diritti edificatori ricordando il tema delle decine di migliaia di alloggi vuoti. Ha poi sostenuto che il PRG abbandona l’industria, a eccezione del settore aerospaziale, grande opportunità ma vincolato in parte all’economia di guerra. Sulle questioni ambientali, Russi ha sostenuto la necessità di maggiore attenzione agli ecosistemi urbani, anche a fronte dei cambiamenti climatici, criticando la scelta del nuovo ospedale alla Pellerina ricordando come occorra una regia pubblica forte per garantire il riequilibrio tra interessi pubblici e privati. Russi ha poi toccato i temi delle aree produttive e delle scelte dei grandi gruppi industriali, che incideranno sul futuro di Torino e che non possono essere impostata ad accordi segreti come quelli stipulati con Stellantis. Il centrodestra, ha concluso, critica in Sala Rossa un PRG consentito dalla normativa regionale “Cresci Piemonte”.
Ha ricordato come i PRG precedenti non tenessero conto, inevitabilmente, del cambiamento climatico in atto e delle sue conseguenze, Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista), mentre quello in discussione ha attenzione per i servizi ecosistemici e la transizione ecologica. Ha poi evidenziato come si siano individuate le principali direttrici del trasporto pubblico come assi, con attenzione alle aree pubbliche quale il prato Parella e in generale al concetto di prossimità, valorizzando i quartieri e la loro accessibilità. Busconi ha poi affrontato il tema dell’abitare sottolineando la necessità di rimettere sul mercato gli alloggi vuoti e garantire case a prezzi sostenibili, con particolare attenzione per i giovani, le loro specificità e il diritto allo studio, evitando la gentrificazione dei quartieri. Torino deve mettere al centro le questioni sociali e ambientali senza inseguire un “modello milanese”.
Per Federica Scanderebech (FI) l’atto non riguarda solo l’assetto urbanistico, ma anche sviluppo, qualità urbana e sostenibilità per i prossimi decenni. La capogruppo azzurra ha quindi sottolineato l’incremento insediativo limitato, che quindi non prevede un incremento della popolazione residente e degli oneri di costruzione. La sfida – ha affermato – sarà quindi il rinnovamento dell’edilizia esistente, per cui bisogna rendere più conveniente riqualificare il patrimonio esistente e favorire interventi di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico. Serve un quadro normativo chiaro e coerente con la legislazione sovraordinata – ha detto, ribadendo che manca una visione chiara, soprattutto per quanto riguarda aree dismesse, calo demografico e attrazione di grandi investimenti. Servono poi più parcheggi interrati e una migliore mobilità, senza demonizzare l’auto – ha concluso.
Secondo Simone Fissolo (Moderati) prima di immaginare il progetto di una città, è necessario comprenderne la realtà, come ha fatto questa Amministrazione. Il Prg non è il disegno della città futura – ha spiegato – ma lo strumento per governare le trasformazioni, come sosteneva l’urbanista Giovanni Astengo, e per migliorare la città passo dopo passo. Ha quindi evidenziato alcune priorità individuate dal nuovo Prg: la nuova linea di metropolitana, la riqualificazione di aree abbandonate e sotto-utilizzate, come la Manifattura Tabacchi, e la promozione della centralità dei quartieri, valorizzando ciò che già esiste e limitando il consumo di suolo, tenendo insieme innovazione e qualità urbana e favorendo la transizione energetica.
Vincenzo Camarda (PD) ha sottolineato l’approccio “realistico” del nuovo Piano Regolatore, attento a servizi, commercio e spazi di socialità. Il Piano – ha evidenziato – accompagna la transizione di Mirafiori Sud, un quartiere nato intorno a una grande fabbrica che ora lavora molto meno, ma che adesso può ritrovare centralità e ripartire, a cominciare dai luoghi di vita quotidiana, senza però prescindere dalla produzione industriale. Mirafiori può funzionare anche indipendentemente dalla fabbrica grazie al nuovo Piano Regolatore Generale – ha concluso.
Per Valentino Magazzù (PD) il nuovo Piano è stato un lavoro imponente, durato anni, dove traspare l’ascolto capillare di tutte le componenti cittadine. Di rilievo è stato il lavoro attorno alla nuova zonizzazione ha commentato, con le Figure di Ricomposizione Urbana che consentiranno connessioni impensabili un tempo per la Città così come la nuova dorsale costituita dalle interconnessioni ferroviarie. Il consigliere voterà a favore e con emozione il nuovo PRG che ha saputo creare sistemi e ascoltare la città.
Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – Demos) ha rilevato la straordinaria complessità del nuovo Piano regolatore di una Torino mutata profondamente dal precedente piano del 1995. Ha commentato come la partecipazione – con il progetto Voci di quartiere – è stata particolarmente importante ed ha auspicato la prosecuzione dell’ascolto collettivo. Il cambiamento urbanistico previsto dal nuovo piano è lampante – ha sottolineato – in linea con l’evoluzione di molte città europee. Il principio della perequazione è al centro del lavoro svolto e va nella direzione democratica auspicata. Ha rilevato l’importanza ricoperta dal nuovo PRG della rete ecologica urbana, delle aree agricole, delle aree industriali dove i vecchi siti produttivi saranno messi in sicurezza con bonifiche. Nel suo insieme il Piano propone una Torino attenta alla qualità ambientale – ha commentato – rivolta alla cura dei suoi abitanti. Oggi si apre la fase delle osservazioni – ha concluso – un momento altrettanto rilevante come l’approvazione odierna del preliminare.
Ha definito il Piano presentato oggi tardivo e frettoloso Pierlucio Firrao (Torino Bellissima), un Piano che doveva essere presentato nel 2024 e che non ha previsto l’ascolto delle associazioni di categoria. Il Piano – ha commentato – non è stato discusso e approfondito a sufficienza ed ha annunciato il non voto al provvedimento per poi rilevare come il periodo di salvaguardia creerà non pochi problemi alla Città. Non è nemmeno chiaro il ruolo delle nuove FRU – ha evidenziato – così come non è chiaro dove Torino voglia andare con questo nuovo Piano che non ha affrontato temi rilevanti come il futuro dei bambini e degli anziani, ha aggiunto. Il consigliere ha annunciato il non voto al provvedimento.
Per Amalia Santiangeli (PD), il PRG è una visione di città per i prossimi decenni, tenendo insieme sviluppo, qualità urbana, ambiente. Torino vive trasformazioni profonde e Prg fornisce strumenti per governarle, ha detto, soffermandosi poi su temi ambientali quali verde urbano, qualità dell’aria, permeabilità del suolo. Ha poi sostenuto che il Piano deve tenere conto della velocità dei cambiamenti, essere flessibile e capace di evolvere e consentire sperimentazioni. Sul tema dell’inclusione, quartieri accessibili e spazi pubblici di qualità, transizione ecologica sono stati definiti fattori di eguaglianza per città piu giusta. Il PRG, ha concluso, è una scelta politica su come Torino saprò attrare innovazione, costruire coesione sociale e politiche ambientali
Caterina Greco (PD) ha negato che ci siano stati tempi ristretti per la discussione, come sostenuto dall’opposizione, essendoci state 18 riunioni di commissione con l’assessore Mazzoleni, che hanno consentito di approfondire temi come le otto Figure di Ricomposizione Urbane, altrettante ricuciture del territorio e il meccanismo della perequazione della capienza edilizia, fattore di equità nella ridistribuzione della ricchezza tramite la realizzazione di opere pubbliche. Non è il PRG, strumento flessibile e di competenza esclusiva della Città, che può risolvere i problemi dell’economia industriale, ha sottolineato Greco: l’area dello stabilimento di Mirafiori, secondo il PRG, resta riservata all’industria, in futuro se ci saranno condizioni diverse si faranno varianti.
Per Tiziana Ciampolini (Torino Domani), il PRG ci proietta nei prossimi decenni, un piano urbanistico di questa portata deve alimentare un dibattito pubblico, occorreranno strumenti permanenti di confronto, anche data la flessibilità del Piano. La distribuzione dei diritti edificatori è un fattore di equità, ha aggiunto, ricordando le difficoltà della situazione abitativa e come la sostenibilità sia un concetto ambientale ma anche sociale, che comporta il conciliare la crescita con il miglioramento della vita delle persone. Ricordata la necessità di lavorare a livello di area metropolitana, la consigliera ha poi sottolineato l’importanza dello spazio pubblico e l’interconnessione tra PRG e altri strumenti urbanistici, così come degli strumenti di verifica e monitoraggio nel tempo, un percorso che oggi comincia soltanto.
Ivana Garione (Moderati) ha ringraziato l’assessore Mazzoleni per l’importante percorso svolto, anche in sedi non istituzionali, il sindaco che l’ha supportato e tutti i consiglieri e le consigliere. Adottiamo un provvedimento estremamente importante e molto flessibile – ha dichiarato – che mette al centro i quartieri, i servizi, la mobilità pubblica e la rigenerazione delle aree industriali per attrarre nuove imprese e nuovi investimenti, avviando una trasformazione profonda, di cui c’era bisogno.
Per Pierino Crema (PD) il progetto definitivo del Prg richiederà più tempo, per prendere in considerazione tutte le osservazioni che arriveranno. Oggi non deliberiamo investimenti, ma definiamo le regole fondamentali all’interno delle quali avverranno insediamenti produttivi e del terziario e definiamo le linee di sviluppo per servizi, verde pubblico e viabilità. Il mercato non è il diavolo – ha dichiarato – ma va controllato e regolato. Dobbiamo lavorare tutti insieme per proseguire il percorso.
Considera questo PRG bello ma limitato, Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima), perché parla di una Torino in decrescita, che si sta appannando. È invece necessario – ha sostenuto – pensare a una Torino diversa, della crescita, con più ottimismo, ipotizzando anche un percorso della linea 3 della metropolitana e pensando a case per i giovani e a nuovi asili nido, per dare una spinta al futuro. Occorre pensare alle famiglie e ai bambini: il futuro della città – ha concluso, condividendo l’ipotesi del consigliere De Benedicts di istituire una Commissione ad hoc sul PRG.
Ultimo intervento quello di Fabrizio Ricca (Lega), che ha ricordato il ruolo attivo della Lega al nuovo PRG e ha ringraziato il sindaco per aver recepito parte delle loro proposte. Un Piano – ha commentato – che vedremo se sarà approvato in via definitiva entro la fine del mandato e ha annunciato la non partecipazione al voto in attesa degli esiti della prosecuzione dell’iter.
Ha concluso, infine, la maratona del dibattito sul PRG, il sindaco Stefano Lo Russo che, nel suo intervento, ha sottolineato come questo PRG non sia solo lo strumento di una parte politica, ma lo strumento di sviluppo complessivo della nostra città. Nel chiedersi cosa faccia la differenza tra il declino e lo sviluppo della città, il sindaco ha spiegato come sia determinante avere una traiettoria di sviluppo chiara e di lungo periodo e saper adattare questa traiettoria ad un cambiamento che oggi è piuttosto rapido e investe la vita quotidiana di ciascuno di noi. Ma tenere insieme la visione di lungo periodo, e quindi decidere dove portare la città, e contemporaneamente avere una strumentazione adattativa al cambiamento è una sfida piuttosto complessa. Per questo servirà identificare e lavorare sui punti di forza e provare a colmare i punti di debolezza. Ma il lavoro già svolto, che ha richiesto tempo, consegna a tutti una base conoscitiva di che cosa è Torino, che non ha mai avuto precedenti. È un Piano regolatore che si basa su quattro colonne portanti: sviluppo, coesione, sostenibilità e cura, perché costruire una città con pari diritti e pari dignità e che abbia i servizi di base uguali per tutti, aiuta ad aumentare la coesione sociale e riduce l’insicurezza sociale, diventando così fattore di competitività anche per le imprese, a livello nazionale e internazionale. Uno strumento urbanistico che forse non risolverà i temi della crisi internazionale dell’automotive ne altri temi, ma consente di avere una piattaforma che permette di gestire questo tipo di complessità. Perché, dichiara il sindaco, vogliamo che Torino, a valle dell’approvazione di questo Piano regolatore, abbia una strategia di pianificazione che potrà essere il modello per altre città. Una visione, un modello di città che si declina in uno strumento amministrativo fatto di regole, fatto di norme, fatto di incentivi, di meccanismi che devono essere il più trasparenti possibile, il meno discrezionali possibile. Per Lo Russo siamo all’inizio di un percorso che andrà completato con tutta una serie di altri passaggi, ma che dovrà mantenere fortissima e chiarissima la regia pubblica, pur con l’ambizione di attivare meccanismi di partenariato col privato per sviluppare questa città. Perché una città cresce quando pubblico e privato lavorano insieme per costruire occasioni di sviluppo e di rigenerazione urbana. E questo, infine, è un Piano che guarda alla dimensione metropolitana, regionale e nazionale della città, perché serve ricordare che non può esistere sviluppo della regione senza sviluppo della città di Torino.
(Redazione)
