A un mese dall’ultimo incontro, i vertici di IRETI, la società del gruppo IREN che gestisce le reti di distribuzione dell’energia, sono tornati di fronte alle commissioni Patrimonio e Servizi Pubblici Locali. All’ordine dei lavori, presieduti da Anna Borasi, un aggiornamento sugli interventi effettuati dopo i blackout elettrici del mese di giugno, che avevano creato disservizi e disagi in varie zone della città.
Come era stato anticipato nella precedente riunione, nell’80% dei casi l’elemento critico è rappresentato giunti che uniscono i vari tratti di cavo (mediamente, di 250 metri ciascuno) dei quali sono composte le reti. Queste ultime, è stato ricordato, a Torino ammontano a più di 4500 chilometri.
A scatenare le criticità, erano stati il sovraccarico di tensione dovuto all’incremento della domanda di energia da 300 a 420 megawatt in pochi giorni) e il picco della temperatura ambientale, talmente alta in superficie che persino a un metro di profondità – la quota media dei cavi interrati – aveva raggiunto i 33 gradi surriscaldamento. La congiunzione di questi fattori aveva scatenato i guasti, che il 14 giugno avevano segnato il loro picco con 23 casi pressoché in contemporanea.
Il Gruppo IREN e IRETI, che si erano scusati con la cittadinanza e con il Comune, fortemente presente nella composizione societaria, sono da allora corsi ai ripari, in primo luogo rafforzando le unità di pronto intervento, che oggi sono arrivate a contare 134 effettivi, e il monitoraggio dei giunti e dei cavi, con progressive sostituzioni con materiali a un livello di isolamento termico superiore a quello prescritto dalla normativa attuale. Il piano di resilienza già avviato da alcuni anni e che giungerà a coronamento nel 2028 prevede infatti 50 linee elettriche nuove o rinnovate, con 250 km di cavo posato e 260 km di fibra ottica per il servizio di telecontrollo. Perché il problema del surriscaldamento del suolo tenderà a divenire strutturale, con l’intensificarsi delle ondate di calore anomale (sulle 25 riscontrate nell’ultimo sessantennio nell’Europa meridionale, un quarto hanno avuto luogo l’anno scorso).

I ogni caso, è stato spiegato in commissione, sono programmati investimenti tecnici sulla rete per 384 milioni di euro. Tra i vari interventi, la costruzione di due nuove cabine elettriche primarie, una in zona nord (“Michelin”) e la seconda nell’area sud-est (”Bramante”), mentre altre cinque sono allo studio. Individuare le aree, in accordo con il Comune, è un procedimento complesso perché si tratta di spazi che misurano 6 o 7mila metri quadrati e che dovranno essere omogeneamente distribuite nelle diverse zone della città. L’idea è quella di diminuire la magnitudo dei guasti, ovvero il loro impatto, riducendo il rapporto numerico tra utenze e cabine elettriche.
Con varie domande e considerazioni, sono interventi nel corso della riunione, oltre alla presidente Borasi, i consiglieri e consigliere Ledda, Garione, Greco, Viale, Firrao, De Benedictis, Catanzaro e Magazzù.
(C.R.)
