Estendere i benefici della Legge Smuraglia

Promuovere l’estensione dei benefici della Legge n°. 193 del 22 giugno 2000 (“Legge Smuraglia”) anche alle lavoratrici e ai lavoratori condannati o internati ammessi alle misure alternative alla detenzione. È quanto chiede una proposta di ordine del giorno (prima firmataria: Maria Grazia Grippo – PD) presentata nella seduta del 16 gennaio 2026 delle Commissioni Legalità e Terza, presieduta da Luca Pidello (PD).

Il documento chiede inoltre a sindaco e Giunta comunale di farsi parte attiva presso le realtà imprenditoriali al fine di prevedere azioni di sensibilizzazione per promuovere e favorire l’inserimento socio-lavorativo delle persone soggette a restrizioni della libertà personale.

È un atto tanto semplice nel costrutto – ha affermato la proponente – quanto fondamentale nel contenuto. L’ordine del giorno – ha precisato – è ispirato dalle volontarie e dai volontari dell’associazione La goccia di Lube.

Non riguarda competenze dirette del Comune di Torino, ma l’Amministrazione – ha dichiarato la presidente – ha il dovere di fare tutto quanto in suo potere per rafforzare la Legge Smuraglia, secondo quanto previsto dall’articolo 2 dello Statuto del Comune di Torino, che promuove la cittadinanza attiva e la sicurezza anche attraverso l’inclusione lavorativa.

È un modo per favorire la funzione rieducativa della pena ed evitare la “recidiva”, il cui tasso crolla sotto il 10% per chi ha intrapreso un percorso di qualificazione lavorativa – ha evidenziato Maria Grazia Grippo.

È un tema di grande attualità, che evidenzia alcune “storture” del sistema, che va affrontato con urgenza – ha rimarcato il presidente Luca Pidello.

Adriano Moraglio, presidente dell’associazione La goccia di Lube, ha sottolineato l’importanza dell’atto, evidenziando la necessità di sostenere chi sconta la propria pena all’esterno del carcere, in detenzione domiciliare oppure tramite l’affidamento in prova ai Servizi sociali, e illustrando i benefici contributivi per le aziende, attualmente riservati solo ai detenuti “internati” in carcere e non a chi beneficia delle “misure alternative”.

Luca Faccenda, dirigente del Comune di Torino della Divisione Inclusione sociale e del Servizio Lavoro e rapporti con il sistema carcerario, ha sottolineato l’impegno della Città dal 2024 nella co-progettazione con il Terzo Settore per il re-inserimento lavorativo delle persone ristrette.

Nel dibattito in Commissione, Caterina Greco (PD) ha proposto di sensibilizzare i parlamentari del territorio per promuovere una nuova legge ad hoc.

È un atto importante che si inserisce nel tema più ampio dell’economia sociale, recentemente discusso in Commissione – ha affermato Ferrante De Benedictis (FDI). Occorre – ha aggiunto – un nuovo patto sociale che metta al centro la dignità del lavoro, fondamentale per il re-inserimento della persona, come ha ricordato anche il Papa.

Le opportunità di lavoro “vero” e non solo di tirocinio sono fondamentali per un effettivo re-inserimento – ha ribadito Pierino Crema (PD), auspicando un coinvolgimento di tutte le forze politiche del territorio.

Sara Diena (Sinistra Ecologista) ha annunciato il suo sostegno all’atto, chiedendo una maggiore promozione delle misure alternative.

Occorre investire di nuovo sulla formazione professionale – ha detto Enzo Liardo (FDI) – che ha avuto una battuta d’arresto dopo le vicende dello Csea.

Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) ha proposto di interessare anche il Parlamento, oltre al Governo.

Il documento è stato liberato per l’aula e passerà ora all’esame del Consiglio Comunale.

Massimiliano Quirico