Sono 463 i cittadini torinesi che hanno firmato la petizione al Consiglio comunale, presentata questa mattina durante un Diritto di Tribuna moderato dalla presidente Maria Grazia Grippo, per chiedere che non venga concesso il cambio di destinazione d’uso dell’immobile di via Rocca de’ Baldi 20. Nel merito, la richiesta vuole evitare che all’interno dell’edificio, su mandato della Prefettura, una cooperativa valdostana possa aprire un nuovo Centro di accoglienza straordinario (CAS) per cittadini stranieri richiedenti asilo. Siamo in zona Nizza Millefonti (Circoscrizione Otto), poco lontano da piazza Bengasi, e l’immobile in questione, già sede di Telestudio Torino, una delle prime televisioni private operative negli anni Novanta, è inutilizzato da alcuni anni. A sostegno della propria richiesta i firmatari, che dichiarano di non essere contrari per principio all’accoglienza quando è gestita con criterio e professionalità, lamentano soprattutto di non essere stati coinvolti al momento della scelta. Avessero potuto esprimersi, residenti e commercianti avrebbero evidenziato i problemi di degrado che, da tempo, la zona affronta quotidianamente. Problemi provocati dal fenomeno legato all’uso di sostanze stupefacenti, che coinvolge spacciatori e consumatori e che ha fortemente inciso sulla vivibilità della zona. Giorno e notte, sono aumentati i furti, le aggressioni, le risse e, in generale, sono aumentati disagio e insicurezza. Tanto che
da settembre, il territorio è diventato “zona rossa”. La paura espressa dai firmatari in merito all’eventuale apertura del CAS, è quella di un potenziale ulteriore problema che rischia di aggiungersi a quelli evidenziati e di fare deflagrare una zona già ad alto rischio, con ripercussioni inevitabili sull’intera comunità. Propongono, in alternativa una serie di possibili attività da svolgere in quegli spazi. Si va dall’asilo alla scuola serale, dal centro di accoglienza per anziani allo studio medico polivalente, fino ad arrivare all’ipotesi di una sala biliardo o di una qualsiasi attività commerciale. Tutte destinazioni d’uso, sostengono, molto più utili per migliorare la qualità della vita nella zona.
da settembre, il territorio è diventato “zona rossa”. La paura espressa dai firmatari in merito all’eventuale apertura del CAS, è quella di un potenziale ulteriore problema che rischia di aggiungersi a quelli evidenziati e di fare deflagrare una zona già ad alto rischio, con ripercussioni inevitabili sull’intera comunità. Propongono, in alternativa una serie di possibili attività da svolgere in quegli spazi. Si va dall’asilo alla scuola serale, dal centro di accoglienza per anziani allo studio medico polivalente, fino ad arrivare all’ipotesi di una sala biliardo o di una qualsiasi attività commerciale. Tutte destinazioni d’uso, sostengono, molto più utili per migliorare la qualità della vita nella zona.Marcello Longhin
