Le questioni relative allo Spazio Neruda di corso Ciriè 7 a Torino sono state al centro della seduta del 27 febbraio 2026 delle Commissioni Quarta, Prima e Quinta, presieduta da Vincenzo Camarda (PD).
L’assessore al Welfare, Jacopo Rosatelli, ha spiegato che in data 20 febbraio 2025 è pervenuta alla Città di Torino e alla Prefettura una nota del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Città di Torino sulla sorveglianza sanitaria, che segnalava un caso di tubercolosi nell’immobile e la necessità di effettuare uno screening. Le persone presenti nella struttura – ha detto – risultano 94.
Il sindaco Stefano Lo Russo – ha spiegato Rosatelli – ha risposto dicendo di non poter procedere all’identificazione delle persone presenti nella struttura e offrendo collaborazione all’Asl per le azioni di competenza.
Secondo una nota del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure Piemonte presieduto da Eleonora Artesio – ha precisato l’assessore – non è ravvisabile alcuna responsabilità del Neruda. Il caso – ha concluso – è stato seguito correttamente e, grazie alla collaborazione di chi gestisce lo spazio, è stato possibile effettuare uno screening.
Nel dibattito in Commissione, Pino Iannò (Torino libero pensiero) ha chiesto cosa intende fare l’Amministrazione comunale per evitare analoghi problemi in futuro in quello stabile.
Lorenza Patriarca (PD) ha evidenziato che non risultano casi di tbc nelle scuole limitrofe.
La situazione è preoccupante, sia dal punto di vista sanitario che della sicurezza pubblica: il Comune di Torino deve assumersi le proprie responsabilità e procedere allo sgombero dell’edificio – ha affermato Domenico Garcea (Forza Italia).
Lo sgombero dell’immobile, mettendo 200 persone in strada, non è una soluzione: non è una politica sanitaria, né abitativa seria, ma solo propaganda – ha affermato Valentina Sganga (M5S). Quella dello Spazio Neruda è una bella esperienza che fa fronte all’emergenza abitativa presente in città – ha concluso.
L’Opposizione ha una “sindrome da sgombero” – ha ribadito Pierino Crema (PD). Anzi, lo sgombero – ha aggiunto – potrebbero favorire la diffusione di eventuali malattie.
Caterina Greco (PD) ha chiesto approfondimenti sui controlli effettuati dall’Asl e sulle persone fragili presenti nella struttura.
La questione sanitaria è molto seria e la presa di posizione del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure è meramente politica – ha evidenziato Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani). Occorre chiedere maggiori ragguagli all’Asl Città di Torino sulla situazione attuale – ha dichiarato, chiedendo anche il numero esatto delle persone presenti nell’immobile, per un adeguato tracciamento.
Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) ha richiamato l’attenzione sul ruolo dell’Amministrazione comunale e del sindaco come autorità sanitaria, che deve garantire abitabilità e igiene dell’immobile. Ha quindi chiesto di audire l’Asl in Commissione per comprendere al meglio la reale situazione dei migranti presenti nello stabile.
Non speculiamo politicamente sulla malattia per creare nuove paure – ha dichiarato Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista), sottolineando le carenze della sanità pubblica e le difficoltà dell’accesso alla casa per le persone migranti e ringraziando i medici volontari che si sono attivati. Lo sgombero – ha detto – non farebbe che peggiorare la situazione.
Il tema è molto delicato e non dobbiamo creare nuovi stigmi nei confronti delle persone migranti, che hanno già difficoltà nel trovare casa – ha rimarcato Claudio Cerrato (PD), ribadendo che comunque la vicenda va attentamente monitorata e va avviato un percorso di messa in sicurezza dell’immobile e di accoglienza.
Occorrono accertamenti mirati per capire il livello di rischio, nel rispetto delle linee guida per la gestione dei casi di tubercolosi, con un approccio condiviso e coordinato tra i vari livelli istituzionali – ha affermato Pietro Tuttolomondo (PD).
Massimiliano Quirico
