Dialogo interreligioso e trasparenza istituzionale: chiarire il ruolo di “Noi siamo con voi” e del Comitato Interfedi

Nel mio recente intervento in Sala Rossa ho posto l’attenzione su una questione che non ha nulla a che vedere con polemiche pretestuose o pregiudizi di parte, ma che tocca un principio fondamentale per il buon funzionamento delle istituzioni: la trasparenza nei rapporti tra enti pubblici e soggetti religiosi.
L’interpellanza che ho presentato riguarda la collaborazione tra il Comitato Interfedi della Città di Torino e un soggetto informale chiamato “Coordinamento interconfessionale Noi siamo con voi”, il cui ruolo e natura giuridica appaiono oggi profondamente opachi.
Dalla risposta della Vicesindaca sono emerse informazioni che, invece di chiarire, sollevano ulteriori interrogativi. Si è parlato di una collaborazione “proficua”, ma non esiste nessun atto formale, nessuna convenzione, nessuna delibera che regolamenti tale rapporto. Non sono chiari i criteri con cui questo soggetto sia stato ritenuto rappresentativo o affidabile.
“Noi siamo con voi” non è un’associazione registrata, non ha statuto, non è iscritta a registri del Terzo Settore, non presenta alcuna struttura trasparente né responsabilità giuridiche verificabili. È nato come movimento spontaneo e nel tempo ha assunto un nome e un ruolo pubblico che non corrisponde a un’effettiva rappresentanza né a un mandato riconosciuto dalle comunità religiose locali. A confermarlo sono state anche fonti autorevoli che mi hanno trasmesso una nota in cui si dichiara che molti dei partecipanti indicati non sono mai stati coinvolti né consultati, e alcuni non sapevano nemmeno di essere iscritti a questo coordinamento.
Inoltre, vi è una palese violazione della privacy: i nominativi e gli indirizzi email dei presunti aderenti sono visibili pubblicamente in una newsletter, in violazione delle normative vigenti.
Ma il problema va oltre. “Noi siamo con voi” ha sovrapposto il proprio ruolo a quello di altri enti, come il Comitato Interfedi e il Comitato per i Diritti Umani della Regione Piemonte, generando confusione, ambiguità comunicativa e un evidente conflitto di rappresentanza.
È dunque legittimo domandarsi:
Su quali basi il Comune consente questa interlocuzione?
Quali garanzie esistono per la trasparenza, l’equità e la rappresentatività reale?
E ancora, occorre una riflessione più ampia sul funzionamento interno del Comitato Interfedi stesso, che non pubblica i propri verbali, non rende noti i criteri di adesione, e pare adottare criteri selettivi non previsti dallo statuto.
Un caso emblematico è quello della Chiesa di Scientology, a cui sarebbe stata negata la possibilità di adesione sulla base di criteri non contemplati dallo statuto e in contrasto con i principi costituzionali di libertà religiosa. L’articolo 5 dello statuto prevede infatti che l’ammissione sia subordinata a un parere motivato dei membri, ma non limita l’adesione alle sole confessioni con Intesa con lo Stato o convenzione con il Comune.
Allora io domando:
Chi decide? In base a quali norme? E con quale legittimità?
Non possiamo accettare che un organismo istituito dal Comune operi in assenza di trasparenza e con criteri arbitrari, attribuendo privilegi di interlocuzione a soggetti informali e non strutturati, potenzialmente politicizzati e privi di qualsivoglia controllo.
Questo non è un problema di religioni. È un problema di regole.
È una questione di democrazia, equità, corretto funzionamento delle istituzioni.
Per queste ragioni, ho chiesto all’Amministrazione:
di formalizzare ogni collaborazione tra il Comitato Interfedi e soggetti terzi, attraverso atti chiari, accessibili e trasparenti;
di verificare la legittimità delle modalità di adesione e funzionamento interno del Comitato, in piena coerenza con il suo statuto;
di garantire il pieno accesso al dialogo interreligioso a tutte le confessioni religiose riconosciute dallo Stato o formalmente costituite, senza discriminazioni arbitrarie.
L’Amministrazione ha il dovere di vigilare con rigore, per garantire che ogni attività legata al dialogo interreligioso si svolga nella piena legalità, nel rispetto della pluralità e dei principi costituzionali.
Domenico Garcea
Vice Capogruppo Forza Italia