La vicenda del centro sociale Askatasuna torna a far discutere e solleva interrogativi profondi sul rapporto tra legalità, politica e credibilità delle istituzioni. Con l’interpellanza 789 ho chiesto chiarezza su una scelta amministrativa che mina alla base il principio stesso dello Stato di diritto: la decisione del Comune di sottoscrivere un accordo con una realtà che da anni occupa abusivamente uno stabile pubblico in corso Regina Margherita 47.
Un accordo che, al di là delle intenzioni dichiarate, legittima un’occupazione illegale e contiene clausole precise — come la decadenza automatica in caso di comportamenti violenti o contrari alla legge — che non risultano mai applicate, nonostante episodi di tensione e violenza si siano ripetuti negli ultimi mesi.
Questo è il nodo politico e istituzionale della vicenda: si può davvero parlare di rispetto delle regole quando l’Amministrazione sceglie di mantenere in vigore un’intesa che, di fatto, è già stata violata?
Il paradosso emerge con forza in un fatto recente: in occasione di procedimenti giudiziari riguardanti soggetti riconducibili al centro sociale, le notifiche degli atti sono state effettuate proprio all’interno dello stabile occupato — quello stesso immobile che, secondo le previsioni dell’accordo, avrebbe dovuto essere già liberato da cose e persone.
Un episodio che fotografa meglio di qualsiasi parola la distanza tra la narrazione politica e la realtà dei fatti.
Non si tratta di polemica, ma di coerenza istituzionale.
Quando un’amministrazione sottoscrive un accordo che resta lettera morta di fronte a violazioni evidenti, trasmette un messaggio pericoloso: quello che le regole valgono solo per alcuni. E questo, in una città come Torino, non può essere accettato.
Il confronto con altre esperienze è inevitabile.
A Milano, il caso Leoncavallo ha mostrato che anche un’amministrazione di centrosinistra può scegliere di ristabilire la legalità, collaborando con le forze dell’ordine per lo sgombero e restituendo l’immobile ai legittimi proprietari.
Una decisione difficile, ma coerente e rispettosa delle istituzioni.
A Torino si è preferito imboccare la strada opposta: quella della convivenza istituzionalizzata con l’illegalità.
Una scelta che, di fatto, indebolisce il lavoro delle forze dell’ordine, crea ambiguità e rende quasi impossibile ogni tentativo futuro di ripristinare la legalità. Perché — diciamolo chiaramente — senza un fronte comune tra Comune, Prefettura e Polizia, nessuno sgombero potrà mai avvenire. E se il Comune sceglie di dialogare e stipulare accordi invece di sostenere chi fa rispettare la legge, il messaggio che passa è devastante.
Qualcuno ha detto che questa esperienza “farà scuola”.
Forse sì, ma — temo — sarà una scuola che insegnerà la lezione sbagliata: quella della resa delle istituzioni di fronte alla forza, dell’indulgenza verso chi viola le regole e dell’assenza di responsabilità politica.
Torino merita di meglio.
Merita legalità, trasparenza e coerenza nelle scelte.
Perché una Città che rinuncia al principio di legalità rinuncia anche alla propria autorevolezza e alla fiducia dei suoi cittadini.
Forza Italia continuerà a battersi per una Torino che non si arrende al compromesso con l’illegalità, ma che difende le regole e sostiene chi le fa rispettare.
Tutto il resto — lo diciamo con chiarezza — non è amministrazione, ma complicità.
Domenico Garcea
Vicecapogruppo Forza Italia
