In questa lunga discussione in Consiglio Comunale sullo Statuto della Città di Torino, il consigliere Silvio Viale, che ha presentato un numero imponente di emendamenti, ha certamente reso il dibattito… divertente.
Ha anche detto cose su cui molti di noi potrebbero essere d’accordo eppure il consigliere è così abile che mette nella condizione molti di noi di prendere le distanze dalle sue posizioni, demolendo quindi le sue stesse posizioni e per demolire qualsiasi posizione.
Le cose che il consigliere fa e dice sono talmente divertenti che rischiamo tutti di rimbambirci un po’ e di perdere di vista ciò che davvero sta accadendo: lo sberleffo sistematico alle regole istituzionali, da parte di colui che è più preparato di tutti noi sulle procedure.
È proprio per questo che oggi sento il dovere di riportare l’attenzione sul cuore della questione e ringrazio il capogruppo Cerrato per averlo fatto anche lui.
Dall’inizio della Consiliatura, nell’ottobre 2021, assistiamo a dinamiche che hanno progressivamente indebolito la qualità del nostro dibattito. Non parlo delle differenze politiche — che sono legittime e necessarie — ma di modalità che trasformano il confronto in derisione, la procedura in pretesto, il dissenso in spettacolo. Quando questo accade, non sono i consiglieri a essere colpiti: è l’istituzione.
In molti contesti internazionali si osserva come la delegittimazione delle assemblee elettive sia diventata una strategia per sgretolare la democrazia. Non possiamo ignorare il rischio che queste logiche si insinuino anche qui, soprattutto quando a praticarle sono consiglieri che siedono in quest’aula da molti e molti anni, e che dunque conoscono profondamente il valore — e la fragilità — delle istituzioni che rappresentiamo.
Ho necessità di ribadire che la competenza, la conoscenza delle regole e la storia di impegno civile di ciascun consigliere sono un patrimonio della città. Quando questo patrimonio viene usato per alimentare conflitti sterili o per mettere in scena la delegittimazione dell’aula, perdiamo tutti. Perde la politica, perde la città, perde la democrazia.
Proprio per rispetto del processo istituzionale — un processo lungo, complesso, condiviso — ho scelto di ritirare i miei emendamenti, per aprire un nuovo percorso, in questa stessa Consiliatura, per affrontare temi cruciali della partecipazione dei cittadini. E voglio ricordare che il disappunto che esprimo oggi non è nuovo: l’ho già manifestato, con una lettera formale indirizzata alla presidente del Consiglio, al sindaco e ai capigruppo, non più di due anni fa.
Oggi mi trovo nella condizione di ripetere quel richiamo che nasce da un senso profondo di responsabilità istituzionale. Che non è solo mia, ma appartiene a molti di noi.
Siamo chiamati a rappresentare Torino, non a rappresentare noi stessi.
Siamo qui per decidere, non per deridere.
E mi preme sottolineare che non apprezzo la gestione di tali comportamenti come se fossero le marachelle di un bambino birichino.
Per questo oggi rivolgo un appello chiaro e politico: torniamo a un confronto d’aula serio, rigoroso, all’altezza del mandato che abbiamo ricevuto.
Tiziana Ciampolini
