Memoria e Resistenza: l’omaggio della Città ai detenuti e ai martiri del carcere “Le Nuove”

Mantenendo fede alle raccomandazioni di Bruno Segre, decano della Resistenza e dell’antifascismo torinese, e di Felice Tagliente, direttore del museo “Le Nuove” e presidente dell’associazione “Nessun uomo è un’isola”, una corona d’alloro all’ingresso del Museo Carcere “Le Nuove” è stata deposta, questa mattina, dalla Sezione Provinciale dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici a ricordo delle migliaia di italiani antifascisti che, dal 1922 al 1945, furono in quel luogo detenuti, torturati e uccisi.

A portare il saluto della Città è intervenuta la presidente del Consiglio Comunale, Maria Grazia Grippo che, ricordando le parole di Bruno Segre, ha evidenziato come “La Resistenza continui nel presente, perché sempre numerosi sono gli oppressi, popoli nella loro interezza, ma anche singole persone”. Grippo ha quindi esteso la riflessione a scenari internazionali, come Cuba e il Medio Oriente, denunciando la violenza e l’aggressione come strumenti di governo e concludendo con un invito a resistere contro ogni tentativo di istituzionalizzare l’esclusione nel contesto sociale odierno.

L’iniziativa si è aperta proprio con l’intervento del presidente dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici, Boris Bellone, che rendendo omaggio ai perseguitati politici antifascisti presso la lapide del carcere, ha ripercorso i mesi drammatici seguiti all’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’ingresso in città della divisione SS “Leibstandarte Adolf Hitler” — facilitato dal tradimento del generale Adami Rossi — diede inizio a una feroce repressione.

Durante l’occupazione, ha raccontato, Torino divenne un reticolo di ben 18 centri di detenzione e tortura, tra cui spiccava per crudeltà la caserma Lamarmora di via Asti 22, guidata dal maggiore del GNR Giovanni Cabras. e il tristemente noto “braccio della morte” divenne l’ultimo luogo di transito per decine di partigiani, ebrei e oppositori, prima della fucilazione o della deportazione nei lager tedeschi luoghi nei quali fu rinchiuso lo stesso Bruno Segre e dai quali riuscì miracolosamente a sfuggire alla morte.

Il valore etico della testimonianza è stato ulteriormente approfondito da Giuseppe Modica, rappresentante dell’associazione “Nessun uomo è un’isola”, il quale ha evidenziato come la memoria storica debba tradursi in un’attenzione costante verso i diritti umani e la dignità dei detenuti, anche nel presente. Modica ha richiamato il concetto di solidarietà che legava i prigionieri politici di allora, sottolineando che il sacrificio di chi si oppose al regime deve continuare a ispirare un impegno civile che non lasci nessuno isolato di fronte all’ingiustizia.

F.D’A.