
Da questa mattina, la via d’accesso al Centro sportivo “Robaldo”, nel quartiere Mirafiori, è intitolata a don Aldo Rabino, sacerdote salesiano, fondatore dell’Associazione OASI (Ora amici sempre insieme) in sostengo ai poveri dell’America Latina, padre spirituale della squadra di calcio del Torino dal 1971 al 2015. Sempre nel 2015, pochi mesi dopo la sua morte, ha ricevuto la cittadinanza onoraria, conferitagli a gennaio dello stesso anno e consegnata in Sala Rossa al fratello Piero. Alla cerimonia erano presenti e sono intervenuti: il sindaco Stefano Lo Russo; la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo; il presidente della Circoscrizione 2 Luca Rolandi; i nipoti di don Aldo, Luca Rabino e Aldo Frola; il dirigente del Torino Football Club Paolo Bellino; il presidente della Fondazione OASI Sebastiano Gamba. Tutti hanno concordato nel ricordare la sua disponibilità, spesso fuori dagli schemi, la sua generosità e, come hanno sottolineato i nipoti, la capacità di unire realtà diverse e apparentemente lontane, orientandole tutte verso un’unica direzione per “fare bene del bene”. Un educatore capace di provocare con l’esempio e l’instancabile impegno che, per Sebastiano Gamba, è diventato un’eredità – un uomo muore davvero quando se ne perde la memoria, soleva dire don Rabino – che accompagna il percorso della fondazione OASI nel suo essere laboratorio educativo e formativo per tanti bambini e ragazzi, a #Torino come nelle missioni in sud America. “Come faccio a dire no a chi mi chiama” ricorda, a sua volta, Luca Rolandi. Un saluto, un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, erano la sua dimensione che da oggi, a #Mirafiori e sui campi del Robaldo, diventa un tesoro da custodire e raccontare per sempre. E’ invece un racconto che interseca molto la sua vita privata, quello di Paolo Bellino, emozionato nel ricordare l’amicizia che legava il padre a don Aldo, soddisfatto nel poter presentare il completamento del centro sportivo proprio nei giorni in cui viene celebrata l’intitolazione della via d’accesso ai campi.

Più istituzionale Maria Grazia Grippo, nel ricordare i passi verso una intitolazione che ci offre oggi l’opportunità di ragionare su una società più inclusiva ed equa. Per tutta la vita, l’ossessione di don Aldo: i giovani e la giustizia sociale. E il suo instancabile spirito di servizio verso le nuove generazioni, la sua particolare abnegazione verso gli ultimi, la sua capacità di coinvolgere. Motivi, ricorda Grippo, che spinsero nel 2015 il Consiglio comunale a decidere di conferirgli la cittadinanza onoraria e più recentemente l’intitolazione della via inaugurata questa mattina. Riconoscendo in lui un costruttore di comunità e un costruttore di pace come pochi ce ne sono stati nella storia recente della nostra città. Ha esordito con un augurio di buon compleanno – don Aldo Rabino è nato a Torino il 15 luglio del 1939 – Stefano Lo Russo, convinto che avrebbe gradito vedere tante persone riunite nel suo ricordo. Persone per cui ha rappresentato un passaggio importante, il cambiamento di una traiettoria nella loro vita, con il comune denominatore del suo senso profondo dell’umanità. Facile, afferma il sindaco, riavvolgendo il nastro della memoria trovare aneddoti che riguardano il vissuto con don Aldo, piccoli gesti quotidiani significativi dei suoi valori: fare bene quello che ci viene chiesto di fare e non mollare mai, anche quando tutto congiura contro.
Marcello Longhin
