Si può sfogliare una persona , quasi come lo si farebbe con un libro? Le vite di Aron Tewelde e Charity Dago, un giovane attore italo-eritreo e un’altrettanto giovane imprenditrice e talento manager italo-nigeriana, i loro percorsi non solo di integrazione – tema sempre attuale ma anche a rischio stereotipo – ma anche e soprattutto di presa di coscienza della forza insita nella differenza e nelle peculiarità dell’identità etnica e culturale di ciascuno e ciascuna, sono state virtualmente “sfogliati e letti” tramite le domande e le argute provocazioni di Liuba Forte e Siham Kharbouche.
È avvenuto nel corso di un incontro svoltosi nel salone della Fondazione Giorgio Amendola di via Tollegno, che ha visto la partecipazione di numerosi giovani, in gran parte di origine africana.
Un incontro, introdotto da Domenico Cerabona Ferrari della Fondazione Amendola, significativamente intitolato “Human library” e facente parte del percorso di iniziative che sfoceranno, nel mese di ottobre, nella decima edizione di “Panafricando”, festival di arte, cultura, spettacolo e riflessione organizzata dall’omonima associazione. Il tema di quest’ anno sarà “L’arte che unisce i due mondi”.
All’evento, presente il presidente della Fondazione, Prospero Cerabona, hanno preso parte la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo e il consigliere Abdullahi Ahmed Abdullahi.
La presidente Grippo ha rivolto agli organizzatori e al pubblico in sala un saluto istituzionale, nel corso del quale, dopo aver espresso apprezzamento per l’iniziativa in corso e per la rassegna Panafricando, ha sottolineato l’impegno della Città contro ogni forma di razzismo e discriminazione e ricordato la costituzione, circa un anno fa, del Coordinamento Torino Antirazzista e Plurale, che ha tenuto la sua prima assemblea nel gennaio scorso. La presidente ha anche sottolineato il ruolo di presidio sociale svolto dalla Fondazione tramite le sue attività culturali, per proseguire poi stigmatizzando il fatto che la storia e il presente del continente africano, siano troppo spesso oggetto di una narrazione distorta, generalmente a fini politici. Una narrazione che occorre invertire, o almeno ampliare, anche grazie a iniziative come quella svoltasi presso la Fondazione – definita quale un presidio sociale grazie alle sue attività culturali – o lo stesso Festival Panafricando. L’obiettivo, ha concluso Grippo, è quello di costruire un’unica società, articolata secondo le sue diverse componenti e capace di stare insieme.
(Claudio Raffaelli)
