Smat: investimenti per l’acqua del futuro

Un ambizioso piano di ammodernamento dello storico impianto di potabilizzazione del Po è stato al centro dell’ultimo incontro della Commissione Ambiente della Città di Torino, presieduta da Amalia Santiangeli. Durante la riunione, Paolo Romano, Armando Quazzo e Marco Acri prispettivamente presidente, amministratore delegato e direttore generale di Smat, hanno illustrato ai consiglieri i dettagli dell’intervento, importante per il futuro idrico della città.

Il primo nucleo dell’impianto risale al 1960, seguito da successivi ampliamenti nel 1964 e nel 1979, motivo per cui oggi si rende necessario un importante “revamping” che adegui l’impianto alle nuove direttive europee sull’acqua potabile e per far fronte ai cambiamenti climatici e agli inquinanti emergenti. A fronte di un costo complessivo stimato di circa 100 milioni di euro per l’intero rinnovamento, di cui 75 milioni dedicati all’importo dell’appalto e al quadro economico di dettaglio per l’intervento principale, l’investimento globale programmato da SMAT sul territorio torinese raggiunge oltre 350 milioni di euro fino al 2030. Sebbene la richiesta idrica della città sia diminuita negli ultimi 20 anni di circa il 26%, grazie all’efficientamento della rete, ai minori consumi, uniti a un decremento demografico, la frequenza di eventi meteo estremi impone di aumentare la resilienza dell’intero sistema. Il progetto prevede l’abbandono dei composti del cloro nella pre-disinfezione in favore dell’ozono e dell’ossigeno criogenico, il raddoppio e il potenziamento dei bacini di chiarificazione e dei filtri a carboni attivi, fino all’introduzione di un nuovo stadio finale di ultrafiltrazione con membrane capaci di trattenere le impurità fino alla dimensione di 0,04 micron. Per garantire la massima sicurezza ambientale e sanitaria, la progettazione di questa fase di filtraggio è stata sviluppata prestando particolare attenzione ai materiali, scegliendo componenti privi di sostanze PFAS e non prodotti a partire da esse. Inoltre, l’ampliamento dei bacini di lagunaggio porterà la capacità di stoccaggio da 2 a 7 milioni di metri cubi, garantendo un’autonomia idrica che passerà da 15 a oltre 50 giorni in caso di criticità sul fiume. Per garantire la continuità energetica anche di fronte a blackout elettrici, l’impianto sarà collegato con un sistema a doppio anello a due distinte reti elettriche principali. I lavori vedranno la consegna del cantiere entro l’estate del 2027 e una conclusione prevista per il giugno del 2030.

F.D’A.