“Una scelta di valore che unisce memoria storica, mobilità sostenibile e diritti”. Con queste parole il Vice Presidente Vicario del Consiglio Comunale di Torino, Domenico Garcea, è intervenuto in rappresentanza del Consiglio Comunale e della Commissione Toponomastica durante la cerimonia di intitolazione, questa mattina, alla pioniera del ciclismo femminile, Maria Milano, della pista ciclabile di lungo Dora Napoli e lungo Dora Firenze, da corso Novara a corso Principe Oddone. Garcea ha sottolineato la scelta della Città di Torino di valorizzare una donna che, in un’epoca diversa da quella odierna, ha avuto il coraggio di affermarsi in un ambiente sportivo allora quasi esclusivamente maschile.

Maria Milano è stata descritta dal Vice Presidente come una figura simbolo di emancipazione, determinazione e libertà, capace di superare pregiudizi e ostacoli culturali grazie alla sola forza di volontà. “Non si tratta soltanto di ricordare una sportiva, ha rimarcato Garcea, ma di valorizzare il significato più profondo dello sport come strumento di libertà, partecipazione, crescita personale e inclusione. L‘unione tra la memoria della ciclista e lo spazio a lei dedicato – una pista ciclabile – rappresenta inoltre un richiamo concreto a uno stile di vita sano e rispettoso della città.
Garcea ha evidenziato come per troppo tempo le donne abbiano avuto poco spazio nella memoria collettiva delle città. Intitolare strade, piazze e luoghi pubblici a figure femminili significa dunque dare il giusto riconoscimento a chi ha aperto nuove strade con coraggio. Con l’intitolazione di oggi, ha concluso, Torino lascia, un messaggio per testimoniare che il talento, la passione e il coraggio non hanno genere.

L’assessora all’Ambiente del Comune di Torino, Chiara Foglietta, intervenendo in rappresentanza del sindaco, ha definito Maria Milano una persona straordinaria e, fin dal 1899, un vero e proprio simbolo di libertà e di autodeterminazione delle donne, capace con costanza e passione di arrivare al successo in un’epoca in cui per le donne il ciclismo era uno sport totalmente scoraggiato, se non impossibile.
Foglietta ringraziando le associazioni che si battono per aumentare la presenza femminile nella toponomastica cittadina, denunciando un pesante squilibrio, ha annunciato che molte altre piste ciclabili saranno da intitolare. Ha sottolineato come la città sia in continua evoluzione e che l’Amministrazione è impegnata a disegnare lo spazio pubblico in maniera diversa. “Proprio come avviene per la toponomastica, ha concluso, l’obiettivo è riequilibrare gli spazi attualmente preponderanti per le auto a favore di una mobilità alternativa, considerando che tutti – ciclisti, automobilisti e monopattinisti – sono prima di tutto dei pedoni e che, di conseguenza, la ridistribuzione dello spazio pubblico deve mirare a eliminare la preponderanza delle auto, mettendo al centro le persone”.

Lo scrittore Paolo Ghiggio ha ripercorso la vita di Maria Milano, nata nel Canavese nel 1891. Cresciuta in una famiglia profondamente legata alle due ruote, la giovane debuttò a soli diciannove anni vincendo il Trofeo dei Laghi contro la favorita Caterina Gremo. Grazie a questo successo iniziale, ottenne il titolo di campionessa italiana e trionfò in diverse competizioni nazionali. Domenico Milano, nipote della campionessa, ha sottolineato come la grinta sportiva della donna sia stata il motore dei suoi successi nel mondo del ciclismo ed ha espresso l’auspicio che questa infrastruttura possa incentivare la mobilità sostenibile, migliorando il benessere fisico dei cittadini.
Loretta Junk, referente della Commissione Toponomastica in qualità di esperta di Toponomastica femminile ha evidenziato come tali intitolazioni rappresentino un simbolo necessario per riflettere sui cambiamenti della società contemporanea e onorare personalità finora trascurate. Infine Massimo Tocci presidente della FIAB Torino Bici e dintorni, ha posto l’accento sull’uso della bicicletta come mezzo fondamentale per migliorare l’ambientale e ridurre il traffico urbano, evidenziando l’importanza della mobilità sostenibile non solo per la salute individuale, ma anche come strumento di inclusione sociale e solidarietà.
Federico D’Agostino
