Il genocidio dei Tutsi ricordato a Mirafiori

A Mirafiori Nord, una tranquilla piazzetta alberata porta il nome delle “Vittime del genocidio dei Tutsi in Rwanda”. Nel 1994, il piccolo Paese dell’Africa centrale fu sconvolto da un vero e proprio genocidio ai danni della minoranza etnica dei Tutsi.
Il numero delle vittime non è mai stato accertato, ma la cifra supera certamente il milione, fino a 1.300.000 morti secondo alcune fonti. Una strage ancora più orribile in quanto consumata in gran parte con l’utilizzo di armi da taglio, mazze e bastoni chiodati, che all’epoca avvenne nella sostanziale inerzia della comunità internazionale.
Un episodio atroce della Storia dell’ umanità che non deve essere dimenticato.
Per questo, nel 2022, la Città di Torino battezzò nel ricordo di quelle vittime la piazza nella quale si è ritrovata, per iniziativa dell’ associazione Ibuka Italia, una delegazione delle comunità rwandesi di Torino e Milano. Un incontro all’ insegna della memoria, del dolore ma anche della speranza del futuro. Una speranza che appare più che fondata: lo si può leggere in quanto spiega a margine della cerimonia Honorine Mujyambere, la presidente dell’associazione Ibuka Italia: “Oggi il Rwanda è uno dei Paesi più pacifici del Continente Africano” ma soprattutto, sottolinea,” non ci sono più hutu o tutsi, ma solo rwandesi, tanto che io stessa non sarei in grado di dire chi dei giovani qui presenti appartenga all’ una o all’altra etnia”. Trentadue anni non sono molti, ma se al coltivare la memoria si aggiungono la voglia e l’impegno di costruire un futuro comune, possono bastare a voltare pagina e ricominciare.
Alla breve e sobria cerimonia, inframmezzata da testimonianze sui propri familiari scomparsi e da canti tradizionali in loro memoria, hanno preso parte il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Domenico Garcea e il presidente della Circoscrizione 2 Mirafiori-Santa Rita, Luca Rolandi. Nel suo intervento, quest’ultimo ha sottolineato come “la nostra città, nella quale la comunità rwandese è la benvenuta, abbia la capacità di conservare la memoria delle tragedie che hanno contrassegnato la storia del genere umano, anche quelle apparentemente più lontane da noi”. Domenico Garcea, recando ai presenti il saluto del Consiglio comunale, ha evidenziato come “la memoria sia uno degli strumenti più forti che abbiamo contro l’odio, contro l’indifferenza e contro il rischio che certi orrori possano ripetersi”.
Ricordare, ha aggiunto Garcea, comporta anche “l’assumersi una responsabilità nel presente. Vuol dire educare al rispetto, alla convivenza, al dialogo tra culture e comunità diverse. Significa insegnare ai più giovani che l’odio etnico, la disumanizzazione dell’altro e la violenza non nascono all’improvviso, ma crescono nel silenzio, nell’indifferenza e nelle parole sbagliate”. La nostra città, ha sostenuto Garcea, “ha sempre cercato di essere luogo di incontro, di accoglienza e di confronto tra popoli differenti. Iniziative come questa aiutano tutti noi a mantenere viva una coscienza collettiva fondata sulla dignità umana e sul rispetto reciproco”.
Il vicepresidente vicario ha ringraziato infine la comunità rwandese, perché “la testimonianza di chi ha vissuto quei drammi ha un valore enorme, soprattutto oggi, in un tempo in cui troppo spesso assistiamo ancora a guerre, violenze e divisioni che sembrano allontanare il mondo dai valori umani fondamentali“.
Dopo l’ intervento della presidente di Ibuka Italia, che ha ringraziato le istituzioni presenti ed enfatizzato l’ importanza di quello che è il primo spazio pubblico in Italia intitolato alla memoria dei genocidio dei Tutsi, candele e omaggi floreali sono stati deposti ai piedi della targa recante la denominazione della piazza.
(Claudio Raffaelli)