Nella seduta del 10 settembre 2026 della Commissione Diritti e pari opportunità, presieduta da Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – Demos), è tornato in audizione il Telefono Rosa per illustrare le ultime attività promosse a sostegno delle donne, per contrastare la violenza di genere.
L’avvocata Anna Ronfani, vicepresidente di Telefono Rosa, ha spiegato che l’ente è nato a Torino nel 1993 e da allora è cresciuto moltissimo, grazie anche al supporto delle nuove generazioni, che – ha detto – sono diventate una risorsa preziosissima, anche per il futuro.
Lavoriamo – ha affermato – per costruire libertà, anche dalla paura, che spesso paralizza le donne. Garantiamo anonimato e accompagnamento costante, senza mai sostituirci alle vittime – anche se a volte ce lo chiedono – o decidere per loro. Lavoriamo per promuovere consapevolezza e provare a costruire percorsi di uscita, favorendo l’autodeterminazione.
Offriamo assistenza legale e psicologica, in coordinamento con i servizi pubblici: sono questioni complesse – ha sottolineato l’avvocata – che nessuno può risolvere da solo.
Vengono offerte anche borse di formazione-lavoro per favorire l’indipendenza e l’autonomia economica e abitativa, per tornare alla normalità e dare una speranza per una vita nuova.
Non è una questione che riguarda soltanto le donne e per questo – ha affermato Anna Ronfani – dobbiamo coinvolgere anche gli uomini, che possono e devono contribuire, non solo con esempi virtuosi, ma anche acquisendo consapevolezza e responsabilizzandosi, per isolare i violenti e condividere modalità di una vita sociale accettabile.
La vicepresidente di Telefono Rosa ha quindi ricordato che vengono effettuati molti interventi nelle scuole e nei confronti delle giovani, anche in considerazione della diminuzione dell’età delle donne che accedono ai servizi. Ci sono sportelli di accoglienza presso l’Università di Torino (Management e Agraria) rivolti non solo a studenti e studentesse, ma a tutta la cittadinanza, e presso l’Università del Piemonte Orientale con un servizio di sportello online.
Al Campus Einaudi il Telefono Rosa è inoltre co-docente del corso interdipartimentale sulla violenza maschile nei confronti delle donne.
Sono attive importanti collaborazioni con Unicef, Aiaf – Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori, Fondazione Donat-Cattin e Museo del Risparmio sul tema della violenza economica, che – ha ribadito l’avvocata – è analoga a quella fisica, sessuale e psicologica e che spesso si accompagna ad altre forme di violenze e deve essere riconosciuta e contrastata.
Vengono inoltre organizzati momenti formativi con l’Arma dei Carabinieri sull’accoglienza delle donne e, da un paio d’anni, anche incontri in aziende, di vari comparti, in orario di lavoro.
Alta è l’attenzione nei confronti dei femminicidi: ce ne sono stati 21 in Piemonte negli ultimi 30 mesi – ha denunciato Anna Ronfani.
È importante far capire alle donne quando è importante chiedere aiuto. Per questo – ha spiegato – è nato il Termometro della violenza, per cogliere le varie gradazioni della violenza. Ed è stato promosso il progetto “Giovani, affettività e interazioni” che illustra le caratteristiche di una relazione sana, di una non sana e di una abusante.
Nel 2024, in Piemonte il Telefono Rosa ha accolto 761 donne e ci sono stati 5.116 contatti.

Nel dibattito in Commissione, la presidente Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – Demos) ha ringraziato il Telefono Rosa per il prezioso lavoro svolto e per l’impegno in aziende e università e ha ribadito l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva tra i giovani. Ha quindi chiesto approfondimenti sulle collaborazioni con i commercianti.
Ivana Garione (Moderati) ha domandato maggiori informazioni sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità e sul contrasto alla sessualità malata, spesso sottovalutata.
Amalia Santiangeli (PD) ha proposto il coinvolgimento delle associazioni di via dei commercianti e ha rilanciato la necessità di fare emergere le violenze sommerse.
Enzo Liardo (FDI) ha evidenziato le azioni promosse dal Governo Meloni sul contrasto alla violenza di genere.
Serve una maggiore sensibilizzazione: non si fa mai abbastanza, soprattutto tra i giovani. Serve un cambio di mentalità – ha detto Caterina Greco (PD).
Dobbiamo cambiare approccio ed essere agenti positivi e ragionare sul tema del consenso e della violenza assistita – ha rimarcato Emanuele Busconi (AVS)
Dobbiamo educare alle buone relazioni e allo stare bene – ha ribadito Lorenza Patriarca (PD) – e favorire educazione sessuo-affettiva e autonomia delle donne.
Nella replica, Anna Ronfani ha ribadito la necessità di costruire una comunità consapevole e pronta all’ascolto e al sostegno, nel rispetto dell’anonimato, che coinvolga associazioni, Istituzioni, enti e imprese.
Massimiliano Quirico
