Il Cpr di corso Brunelleschi torna di attualità in Consiglio Comunale. Questa mattina se n’è discusso durante la riunione delle Commissioni Legalità, Servizi sociali, Contrasto ai fenomeni di intolleranza e razzismo, riunite congiuntamente sotto la presidenza di Luca Pidello, in occasione della presentazione della relazione di Guido Giustetto, rappresentante del Comune di Torino nella Commissione di vigilanza sul centro di permanenza per i rimpatri istituita dalla Prefettura.
Giustetto ha descritto le criticità sanitarie e strutturali del Centro di Corso Brunelleschi. Ha illustrato l’operato dell’organo di vigilanza, il cui compito principale è verificare la sicurezza, l’igiene, la tutela della salute psico-fisica dei trattenuti e la rispondenza del servizio agli standard contrattuali previsti per l’ente gestore.
Dall’inizio dell’attività, avviata il 17 aprile 2025, sono state effettuate dodici ispezioni con una frequenza di circa una ogni quaranta giorni, affiancate da cinque riunioni di coordinamento in Prefettura per monitorare l’adeguamento della gestione. Dall’analisi complessiva emergono criticità e un sostanziale difetto di efficacia del sistema, evidenziato dal fatto che meno del 50% dei trattenuti viene effettivamente rimpatriato. Tra le situazioni più paradossali si riscontra quella di ex detenuti che, una volta terminata la pena in carcere, vengono trasferiti al CPR anziché vedere regolarizzata o verificata la propria posizione burocratica durante il periodo di reclusione, finendo per subire una seconda detenzione con conseguenze pesanti sulla propria salute mentale.
Per quanto riguarda i criteri per il rilascio dei certificati di idoneità, la prassi attuale tende a concentrare le visite di ingresso esclusivamente sull’assenza di malattie infettive o patologie acute. A questo proposito, Giustetto ha suggerito l’introduzione di visite collegiali strutturate con la presenza di psichiatri, internisti e mediatori culturali, necessarie per valutare in modo approfondito la salute mentale, le patologie pregresse e la reale capacità del soggetto di tollerare il regime detentivo. La gravità del contesto e il forte disagio degli ospiti sono testimoniati anche dai frequenti e drammatici episodi di autolesionismo registrati durante le ispezioni, tra i quali si contano casi di persone che sono arrivate ad ingerire degli accendini.
A Giustetto, ha fatto eco la Garante dei diritti dei detenuti, Diletta Berardinelli che ha sottolineato l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria e della valutazione di idoneità all’ingresso, denunciando la mancanza di strumenti necessari come la cartella clinica o i mediatori interculturali per la gestione di patologie gravi, disturbi psichiatrici ed epilessia. Ha posto l’accento, inoltre, sulle problematiche legate ai trasferimenti, alla perdita dei permessi di soggiorno per motivi burocratici, all’assenza di prese in carico sociali dopo le dimissioni per inidoneità e alla presenza di molti giovani appena diciottenni in contesti fortemente patogeni.
Il presidente Luca Pidello, introducendo l’incontro, ha evidenziato come la posizione contraria del Comune di Torino ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio resti nota, testimoniata da atti approvati dal Consiglio Comunale mentre l’assessore al Welfare, Jacopo Rosatelli, ha ribadito che la presenza del rappresentante della Città nella commissione prefettizia non costituisca un’adesione politica al modello dei CPR, ma un’opportunità di controllo sui diritti fondamentali dei trattenuti, sostenendo che tali strutture rappresentano uno spreco di risorse economiche e di forze dell’ordine, che andrebbero invece impiegate per il presidio dei quartieri e il contrasto alla criminalità.
F.D’A.
