Lasciare a terra la Nazionale Italiana di Powerchair Football perché impossibilitata a trasportare le proprie carrozzine sportive non è un semplice errore organizzativo: è un fatto gravissimo che mette in discussione il diritto alla mobilità, all’inclusione e alla pari dignità delle persone con disabilità.
Secondo quanto denunciato dalla Federazione, il trasporto delle carrozzine era stato regolarmente autorizzato già nel mese di aprile, nel rispetto delle procedure previste. Nonostante ciò, soltanto al momento dell’imbarco è stato comunicato agli atleti che le loro attrezzature non sarebbero potute partire.
Una decisione che ha impedito alla squadra di raggiungere la competizione internazionale e di rappresentare l’Italia, vanificando mesi di allenamenti, sacrifici e preparazione.
Ancora più sconcertante è la proposta avanzata di dividere la squadra, lasciando a terra alcuni atleti o inviando le carrozzine in un’altra destinazione. Una soluzione che dimostra una preoccupante mancanza di conoscenza della realtà vissuta quotidianamente dalle persone con disabilità motoria.
La carrozzina elettrica non è un bagaglio. È parte integrante della persona. È lo strumento che garantisce autonomia, libertà di movimento, partecipazione sociale e dignità. Separare un atleta dalla propria carrozzina significa impedirgli di vivere, muoversi, competere e rappresentare il proprio Paese.
Purtroppo questo episodio non rappresenta un caso isolato. Da anni le associazioni e le persone con disabilità denunciano problemi ricorrenti nel trasporto aereo: assistenza insufficiente, procedure poco chiare, carrozzine danneggiate o non imbarcate e decisioni improvvise che compromettono il diritto a viaggiare.
L’inclusione non può fermarsi agli slogan o alle campagne di sensibilizzazione. Deve tradursi in procedure efficaci, personale adeguatamente formato, investimenti e responsabilità da parte di tutti gli operatori del settore.
Le scuse, se arriveranno, saranno un atto dovuto, ma da sole non bastano. È necessario accertare le responsabilità e adottare misure concrete affinché episodi come questo non si ripetano più.
Una società realmente inclusiva si misura dalla capacità di garantire a tutti gli stessi diritti. Il diritto alla mobilità delle persone con disabilità non può essere subordinato a problemi organizzativi o valutazioni di convenienza.
I diritti delle persone con disabilità non sono diritti di serie B. Sono diritti fondamentali e come tali devono essere rispettati, sempre.
Giuseppe Iannò
Torino Libero Pensiero
