Dignità e il diritto fondamentale alla salute. Sono questi i pilastri della proposta presentata dalla Consulta Femminile Comunale di Torino e dal Gruppo di Lavoro “Salute Femminile in Carcere”, discussa in una seduta congiunta della commissione consiliare Diritti e Pari Opportunità con la commissione Legalità, presieduta da Luca Pidello. Il documento accende i riflettori sulle condizioni di vita e di cura delle donne recluse nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, avanzando richieste urgenti al Sindaco e alla Giunta.
I dati raccolti dalla Consulta delineano un quadro di forte criticità all’interno della struttura torinese, che ad oggi ospita complessivamente 1430 detenuti. Di questi, 110 sono donne, stipate all’interno del padiglione F che avrebbe una capienza regolamentare di soli 85 posti, registrando così un sovraffollamento di circa il 30%. A complicare lo scenario si aggiunge la delicata gestione della sezione ICAM, l’Istituto a Custodia Attenuata per Detenute Madri, che attualmente ospita 6 donne con 3 minori. Secondo la Consulta, l’esperienza della detenzione esaspera strutturalmente le situazioni di precarietà della salute, sia per quanto riguarda gli aspetti psicologici sia quelli psichiatrici. A ciò si uniscono i rigidi protocolli di sicurezza e la cronica carenza di personale, fattori che determinano tempi di intervento e di accesso alle cure esterne molto più lunghi rispetto agli standard dei cittadini liberi, con esiti potenzialmente gravi in particolare per le urgenze tempo-dipendenti.
Il lavoro alla base di questa proposta, coordinato da Paola Stringa, è il frutto di un approfondito ciclo di audizioni che ha coinvolto i principali attori della realtà penitenziaria e sociale piemontese, tra cui le Garanti delle persone private della libertà personale Monica Cristina Gallo e Diletta Berardinelli, l’Assessore alle politiche sociali Jacopo Rosatelli, l’Osservatorio sulla Salute Femminile, la Governatrice Lions Giovanna Sereni e il dirigente comunale Luca Giovanni Faccenda.
Per mitigare il profondo disagio e garantire standard di salute dignitosi, il documento avanza in primo luogo, la richiesta ala Città di farsi carico e di monitorare il benessere generale delle donne in carcere, con particolare attenzione alla formazione, alla salute nella sua accezione più ampia e al monitoraggio dell’inserimento lavorativo, muovendosi di concerto e sulla base dei precisi report delle Garanti. In secondo luogo, viene sollecitata un’attivazione mirata con l’A.S.L. Città di Torino, l’A.O.U. Città della Salute e della Scienza, la Regione Piemonte, il Ministero della Giustizia e la direzione carceraria per ottenere la riapertura del consultorio di Piazza Montale e l’avvio di uno sportello interno alla struttura. Questo ambulatorio permanente dovrebbe essere attrezzato con farmaci e ausili specialistici gratuiti, orientati soprattutto alle esigenze ginecologiche e delle donne puerpere della sezione ICAM, garantendo così un ambiente idoneo e accogliente.
F.D’A.
