L’economia piemontese rallenta e nel 2026 si prospetta una fase di sostanziale stagnazione. È quanto emerge dal Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale, presentato oggi pomeriggio al Campus Einaudi. Dopo il modesto aumento del Pil registrato nel 2025 – +0,4%, poco al di sotto della media nazionale e del Nord Italia – sono segnalati nuovi peggioramenti del quadro congiunturale, influenzato dalle tensioni geopolitiche e dalle criticità negli approvvigionamenti di materie prime. Le previsioni per il 2026 indicano ricavi stabili nell’industria e nei servizi e una riduzione dell’attività nelle costruzioni, accompagnata da un calo degli investimenti delle imprese industriali. Particolarmente esposta resta l’area torinese, dove la dipendenza dalla filiera dell’automotive è significativamente superiore al resto del Paese: nella provincia di Torino il valore aggiunto riconducibile al comparto rappresenta l’8,1% del totale del settore privato non finanziario. Accanto alle criticità emergono tuttavia punti di forza. Il Piemonte conferma una spiccata capacità innovativa, con un’intensità brevettuale superiore alla media italiana. In particolare, Torino si consolida come uno dei principali poli nazionali dell’aerospazio: il comparto in Piemonte genera l’1,3% del valore aggiunto delle società di capitali, oltre il doppio della media nazionale, e concentra più del 17% dei brevetti italiani della filiera. Sul fronte occupazionale rallenta la crescita dell’impiego e aumenta il ricorso alla cassa integrazione. Resta inoltre aperta la sfida della partecipazione al lavoro di giovani e donne: i Neet piemontesi – giovani che non lavorano, non studiano, non seguono corsi formativi o tirocini – hanno raggiunto l’11,4%, quota che la Banca d’Italia indica tra le priorità su cui intervenire per sostenere la crescita economica e sociale del territorio.
(Roberto Tartara)
