Vittime del terrorismo, commemorazione in Sala Rossa

Nella mattina del 27 maggio 2026, Torino ha ricordato in Sala Rossa le vittime del terrorismo con una cerimonia solenne, presieduta dal vicepresidente vicario del Consiglio Comunale Domenico Garcea, alla presenza dei gonfaloni di Comune di Torino, Città Metropolitana di Torino e Regione Piemonte.

Garcea ha rievocato il terrorismo degli Anni Settanta, una delle pagine più dolorose e drammatiche nella storia della Repubblica italiana, e il tentativo di colpire al cuore le Istituzioni democratiche.

La città di Torino – ha ricordato – fu uno dei principali teatri delle violenze degli Anni di Piombo; era attraversata da forti tensioni sociali e politiche che, in alcuni casi, sono degenerate in atti di violenza armata e di terrorismo, colpendo magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, rappresentanti del mondo del lavoro e dell’impresa.

Sono stati anni durissimi – ha detto – e Torino ha pagato un tributo altissimo.

Ha quindi ribadito che nessuna ideologia può mai giustificare terrorismo, odio e sopraffazione e che la memoria deve diventare strumento di consapevolezza per le nuove generazioni.

La democrazia – ha sottolineato – non è mai scontata ed è fondamentale il ruolo delle associazioni delle vittime per fare memoria e portare testimonianza.

Torino – ha concluso Domenico Garceanon dimentica le sue vittime: abbiamo il dovere di difendere i valori che il terrorismo ha tentato di spegnere, rifiutando ogni estremismo.

Per la Regione Piemonte ha poi preso la parola il presidente del Comitato Resistenza e Costituzione e vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Domenico Ravetti, che ha ricordato i tragici fatti legati al rapimento di Aldo Moro e tutte le vittime del terrorismo, a Torino e in Italia, degli “Anni del piombo e del tritolo”, sui quali – ha detto – non è ancora stata scritta tutta la verità.

Ha quindi reso omaggio anche alle vittime della strage del Bardo a Tunisi e ha sottolineato che tutte le Istituzioni devono essere sempre unite quando la democrazia è in difficoltà.

Negli Anni Settanta – ha affermato – hanno sparato in tempo di pace, in un’Italia libera, arrogandosi il diritto di decidere chi poteva vivere e chi doveva morire. E ora, di fronte al rischio dell’oblio, occorre continuare a fare memoria – ha rimarcato Ravetti, invitando a rimanere al fianco di tutte le vittime.

Il presidente dell’Asevit – Associazione Europea Vittime Terrorismo, Giovanni Berardi, ha rinnovato la propria sincera sincera gratitudine alla Città di Torino per avere organizzato anche quest’anno la commemorazione.

Ha quindi reso omaggio alle vittime del 1976: vittime di una terribile violenza politica e ideologica durante gli Anni di Piombo, simbolo di uno Stato da abbattere “armi in pugno”. Sono eroi che non moriranno mai – ha affermato.

Tutti – ha dichiarato – dobbiamo la nostra libertà e la nostra democrazia a chi cadde durante gli Anni di Piombo. Fu una vera e propria guerra civile quella vissuta dal nostro Paese – ha evidenziato Berardi.

È quindi intervenuto il vicepresidente dell’Aiviter – Associazione Italiana Vittime Del Terrorismo, Flavio Fossat.

È importante – ha spiegato – tenere viva la memoria degli uomini e delle donne che hanno perso la vita o sono state ferite dai terroristi e continuare a dare voce alle vittime, come sta facendo l’Aiviter. Così come – ha aggiunto – non bisogna lasciare sole le vittime di ogni terrorismo.

Dobbiamo – ha concluso Fossat – condannare ogni forma di violenza, anche politica, ovunque si manifesti.

Ha concluso la cerimonia l’assessora Chiara Foglietta, intervenuta in rappresentanza della Città di Torino.

Uniti, tutti dalla stessa parte, abbiamo fatto fronte a un periodo buio, di fortissimo scontro sociale, in cuiha ricordato – Torino rischiava di piegarsi in ginocchio.

Le Istituzioni – ha dichiarato l’assessora – devono saper stare dalla parte giusta della storia, guidate da valori di solidarietà, giustizia sociale, pace e dialogo, ponendo sempre al centro il bene della comunità e non abbandonando mai le vittime.

Ciò che è successo – ha terminato – non deve più ritornare.

Massimiliano Quirico