Un’auto lasciata in doppia fila o a ridosso di un incrocio può sembrare un’incuria da poco per il singolo automobilista, ma sul trasporto pubblico torinese genera un vero e proprio effetto domino. A tracciare il quadro di un problema cronico per la viabilità sotto la Mole sono stati i funzionari di GTT (Gruppo Torinese Trasporti), che questa mattina hanno presentato un dettagliato report durante la riunione della commissione consiliare Servizi pubblici locali, in congiunta con la commissione trasporti, presiedute da Emanuele Busconi.
Il Presidente ha sottolineato l’esigenza di fare il punto sul contrasto alla malasosta, definendola un costume ancora troppo endemico a Torino che testimonia la difficoltà della città nel superare un modello fortemente autocentrico. Questo comportamento, ha evidenziato, genera disagi a 360 gradi: ostacola le utenze più fragili nelle fasi di salita e discesa dai mezzi, causa problemi ai lavoratori del trasporto pubblico e comporta ingenti costi per l’amministrazione e la collettività, vanificando gli sforzi per una mobilità sostenibile.
I numeri illustrati dai tecnici e dai responsabili GTT dipingono una situazione complessa. Soltanto nel 2025 si sono verificate 410 interruzioni del servizio causate direttamente dalla “sosta selvaggia”, per un danno economico diretto pari a 137.828,46 euro. Nei primi nove mesi del 2026, gli episodi registrati sono stati già 229, di cui ben 134 concentrati in luoghi ben precisi della mappa cittadina. Se da un lato i numeri assoluti mostrano un leggero calo rispetto all’anno precedente, dall’altro preoccupa l’aumento della durata media di ciascun fermo, sintomo di una minore attenzione e cautela da parte degli automobilisti. Soltanto nei primi sei mesi del 2026, l’impatto economico delle 185 interruzioni rilevate ha già superato i 55.400 euro.
L’analisi condotta da GTT evidenzia come il fenomeno non sia affatto casuale, ma presenti aree a forte densità di rischio sia in centro sia in periferia. Tra le linee più penalizzate figura la linea 9, che ha registrato 88 blocchi nel 2025 e 52 nei primi nove mesi del 2026, con criticità concentrate in particolare lungo corso Raffaello e via Madama Cristina. Segue la linea 15 con 79 blocchi nel 2025 e 54 nel 2026, rallentata soprattutto nei tratti di via Monginevro e corso Belgio. La linea 16 conta invece 21 fermi nel 2025 e 20 nel 2026, principalmente in corso Sommeiller. Anche le linee automobilistiche 52, 56, 60 e 66 subiscono continui rallentamenti sia nelle vie del centro come via Giulio e via Bligny, sia in periferia o in collina, ad esempio in via Pepe, via Paris, via Lanfranchi e via Biamonti.
Oltre ai blocchi veri e propri della circolazione, i rappresentanti dell’azienda hanno acceso i riflettori sui disagi causati dai veicoli parcheggiati impropriamente ai capilinea, come a Porta Susa per le linee 8 e 19 o in via Frejus per la linea 68. Pur non impedendo del tutto la marcia del mezzo, queste soste irregolari costringono l’autista a fermarsi fuori dalle piazzuole dedicate, rendendo difficoltosa o pericolosa la discesa dei passeggeri.
Quando un autobus o un tram si trova la strada sbarrata, la procedura operativa di GTT si attiva immediatamente. Il conducente avvisa subito la Centrale Operativa SIS, la quale dispone deviazioni o limitazioni di percorso per evitare l’accodamento di altri mezzi. Contemporaneamente viene inviato sul posto un graduato aziendale e si richiede l’intervento della Polizia Municipale per la rimozione forzata. Gli utenti a bordo vengono informati e, in condizioni di sicurezza, fatti scendere per raggiungere le fermate utili più vicine.
GTT ha infine rimarcato come l’azione legale e le diffide risarcitorie da sole non bastino come deterrente e che è fondamentale puntare sulla sensibilizzazione della cittadinanza. Spesso i ritardi contestati dagli utenti non sono dovuti a inefficienze del servizio, ma proprio a comportamenti individuali scorretti. Per questo, hanno concluso, si rende indispensabile un’alleanza tra istituzioni e cittadini per restituire fluidità al trasporto pubblico.
F.D’A.
